Svolta ambientalista: l’India sceglie l’energia solare

In un Paese in forte espansione come l’India, uno dei problemi a cui bisogna far fronte è il continuo (e crescente) fabbisogno energetico. Questo tuttavia, data la dipendenza della nazione dalle fonti a carbone, comporta anche un incremento di emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, con tutto ciò che ne consegue in termini di danneggiamento ambientale e cambiamento climatico. Allo scopo di combattere tutto questo il Paese, da un po’ di tempo, ha scelto una svolta ambientalista con la produzione di energia rinnovabile, attraverso la creazione di grandi parchi solari come questo, realizzato ai margini del deserto di Rajasthan. “La gente aveva timore e non era pronta a passare al solare perché era una tecnologia nuova – dice il direttore Ramakant Tibrewala – adesso però si è trasformato in una opportunità”. Con più di 300 giorni di sola all’anno il potenziale di energia solare in India è enorme. Sono stati previsti, inoltre, anche degli incentivi fiscali per invogliare le aziende a usare energia solare. Il governo ha puntato su questo tipo di energia verde per portare l’elettricità a milioni di abitanti e combattere i continui black-out. “Siamo passati da un obiettivo di 20mila megawatt a 100mila megawatt – spiega il ministro delle Energie rinnovabili, Upendra Tripathi – non è solo un bene per il Paese, è un bene per tutto il mondo”. Tuttavia almeno il 60% dell’energia in India – uno dei Paesi più inquinanti del mondo – viene prodotto da centrali a carbone e in vista del forum di Parigi di dicembre 2015 sui cambiamenti climatici, l’India è sotto pressione per abbassare il livelli di emissione di Co2 nell’atmosfera. Sostituire le centrali a carbone con parchi come questo, però, implica notevoli investimenti economici e tecnologici. In ogni caso, sostenendo politiche di energia rinnovabile, l’India vuole mostrare al mondo la sua buona volontà e una visione del futuro più pulito e luminoso.