Sei cavie umane morte per la ricerca

Non bastano le crudeltà inflitte ogni giorno a poveri animali da laboratorio. Con un certo sdegno i media hanno portato alla luce un grave fatto: sei cavie umane hanno riportato danni neurologici irreversibili a seguito di un esperimento condotto in Francia nel luglio scorso. L’indice è stato puntato contro i 1.900 euro offerti a novanta persone evidentemente bisognose; un compenso individuale per sottoporsi a test finalizzati a stabilire la validità dell’ennesimo parto dell’industria farmaceutica. E’ tuttavia passato in sordina il fatto che il farmaco antidolorifico e antodepressivo Bia 10-2474, prodotto dall’azienda portoghese Bial, fosse già stato abbondantemente sperimentato, come previsto dalla normativa, sugli animali. Inclusi gli scimpanzè, evolutivamente tanto vicini a noi. Ma con quali certezze? “Leggi europee da un lato, e cittadini che si espongono a tali rischi dall’altro, non hanno purtroppo ancora recepito il forte messaggio lanciato da un crescente numero di scienziati, i quali, in tutto il mondo, ribadiscono il rischio delle prove su animali. Questo tipo di sperimentazione attenta alla salute umana e allo stesso progresso della scienza” affermano dal Comitato scientifico Equivita, promotore della recente Iniziativa dei Cittadini Europei Stop Vivisection, capace di raccogliere 1.173.000 firme in tutta Europa. “La scienza deve certamente progredire, ma non sulla pelle degli animali, né tantomeno sulla disperazione dei più poveri, indotti a svendere quello che è forse il bene più prezioso, la salute”. Spiega il biologo Gianni Tamino, presidente di Equivita: “Le prove su animali non hanno alcun valore predittivo per l’uomo, e costituiscono un alibi per poter procedere a una sperimentazione sulle persone senza le dovute precauzioni. “Questi test forniscono inoltre ‘l’incertezza della prova’, che esonera le aziende produttrici di farmaci dalla responsabilità civile” prosegue lo scienziato “e rappresentano infine un ostacolo alla diffusione dei nuovi metodi di ricerca. Sono di gran lunga, questi ultimi, più predittivi per l’uomo, più esaurienti nelle risposte, oltre che mille, se non milioni di volte, più rapidi e economici”.

Fonte: Il richiamo della Foresta