Dopo un terremoto, una volta concluse le operazioni di salvataggio e soccorso, si comincia a pianificare il “dopo”, la ricostruzione. Ma quello che davvero fa la differenza è il “prima”, la prevenzione. Una pratica ancora molto poco diffusa in un paese a rischio sismico alto come l’Italia, spiega l’ingegnere Paolo Clemente, Capo laboratorio Prevenzione Rischi naturali e mitigazione effetti dell’ENEA. “Fino al 1980, solo il 25% del territorio italiano era classificato sismico. Possiamo stimare che circa il 70% degli edifici in Italia non risponde alle attuali norme sismiche”.Eppure su molti edifici si potrebbero fare interventi. “Certamente è possibile metterli in sicurezza ma è anche una scelta economica. Escludiamo gli edifici di interesse storico e artistico; per gli altri va valutato se convenga mettere in sicurezza, e in tanti casi è possibile, o se conviene demolirli o ricostruire”.Certo, prevenire costa, ma costa molto di più non farlo: negli ultimi 50 anni lo Stato ha speso 120 miliardi nella ricostruzione, dice il Consiglio nazionale degli ingegneri. Gli interventi variano da metodi più tradizionali a tecnologie moderne con sistemi di isolamento sismico degli edifici. “Gli interventi dipendono dai materiali. Noi abbiamo edifici in cemento armato, in muratura, in acciaio, qualcuno anche in legno; a seconda delle tipologie ci sono vari tipi di interventi”.Interventi che possono essere incentivati in diversi modi. L’Enea ha messo a punto una proposta di legge che giace in Senato da tre anni per una assicurazione obbligatoria sull’edilizia privata. Non ci interessa tanto il fatto che lo Stato sia sollevato dall’onere di pagare la ricostruzione, ma ci interessa che sarebbe uno stimolo per il miglioramento statico e sismico delle costruzioni.C’è una grande assente in questo dibattito sulla sicurezza, l’Europa, che pure in altri settori, ha emenato direttive comunitarie che hanno cambiato l’assetto del territorio.”Le direttive europee sull’efficientamento energetico sono ormai piuttosto diffuse e questo ha obbligato i paesi europei ad adeguarsi. Non esiste una normativa analoga per la sicurezza. In Europa i paesi che hanno il problema sismico sono Italia, Grecia, Spagna e un po’ il Portogallo. “Secondo me l’Europa deve porsi il problema del suo meridione perché è un problema europeo e non solo del meridione”.

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