Si parla costantemente del problema “pensioni” nel nostro Paese, e navigando sul web, si scoprono leggi interessanti a riguardo. È accaduto a Roberto, un malato oncologico (ad oggi guarito, ma la guardia resta alta), mentre s’informava sulle conseguenze della sua situazione, anche e soprattutto a livello lavorativo.
Si è imbattuto nella legge n. 503 del 30 dicembre 1992, legge a suo parere “errata, da rivedere completamente”. Prevede il prepensionamento se il grado invalidità è superiore all’80%, a 60 anni per gli uomini e 55 per le donne, numeri incrementati in base alla speranza di vita. Ed è proprio per questa sua protesta contro la normativa.
Lettera scritta per il Ministro della Salute
Sono un malato oncologico e la mia aspettativa di vita non può essere decisa per legge.
Nell’ottobre del 2015 mi hanno diagnosticato un carcinoma gastrico situato tra l’esofago e lo stomaco.
Ho effettuato tre cicli di chemioterapia sino all’operazione di asportazione dello stomaco e di parte dell’esofago avvenuta a febbraio del 2016.
Nel contempo ho continuato la mia attività lavorativa assentandomi solamente le due settimane di ricovero e degenza postoperatoria.
Ad oggi sono sotto controllo medico e sembrerebbe, che la malattia (il cancro) sia stato debellato.
Durante il primo periodo, dopo la diagnosi, mi sono informato sulle conseguenze della mia situazione e sulle eventuali prospettive di sopravvivenza (secondo dati statistici il 40% a cinque anni dalla diagnosi) e sulle eventuali possibilità di assentarmi dal lavoro per le cure e possibili aiuti da parte delle istituzioni: ho scoperto che esiste una legge, non cancellata dalla Sig.a Fornero, che prevede il prepensionamento se il grado di invalidità, determinato dalla apposita commissione e superiore al 80%, a 60 anni per gli uomini e 55 per le donne oltre all’aggiunta dell’aspettativa di vita!
Sono rimasto indignato per due motivi: che differenza adotta il cancro, come malattia, tra uomo e donna? Quale aspettativa di vita può avere un malato oncologico?
Ad oggi vorrei perorare la possibilità di variare tale legge e di rendere accessibile il prepensionamento alla stessa età tra donna e uomo e togliere la clausola dell’aspettativa vita.
Sono ancora incredulo che nessuno ,tra associazioni che richiedono donazioni e politici che si rendono paladini della giustizia, finora, abbiano mai affrontato tale problema.
Ringrazio anticipatamente per il vostro interesse.
Roberto Mondini



