La salute dell’uomo e quella dell’ambiente viaggiano a braccetto, questo è quello che emerge dai numerosi dati e ricerche fatte negli ultimi anni. Dove la qualità dell’aria è peggiore, l’incidenza di alcune malattie (cardiovascolari, respiratorie, tumori) risulta più elevata e la prospettiva di vita, di conseguenza, ridotta. L’assioma vale anche per i più piccoli, che in ragione del ridotto peso corporeo e del processo di evoluzione a cui sono sottoposti rappresentano la fascia d’età maggiormente esposta ai danni dell’inquinamento: sia atmosferico sia indoor.

Proprio per questo motivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di puntare i riflettori su questo tema. In un dossier diffuso nei giorni scorsi, si legge infatti che più di un decesso su quattro in età infantile è riconducibile a una vita trascorsa in un ambiente insalubre.

Ciò non vuol dire che, in un campione di quattro bambini, uno morirà sicuramente per colpa dell’inquinamento. Ma che, nel panorama dei decessi che si rilevano entro i 14 anni d’età, uno su quattro potrebbe risultare causato da malattie determinate dal contatto continuo con sostanze nocive. Queste ultime possono essere contenute nell’atmosfera, ma non solo.

Nel documento si fa infatti riferimento anche all’inquinamento degli ambienti chiusi (casa, scuola, mezzi pubblici) e a quello dell’acqua e degli alimenti, che nei Paesi in via di sviluppo può determinare epidemie virali (acute) mentre più in generale espone a sostanze chimiche (fluoro, piombo, mercurio e inquinanti organici persistenti) dannose per la salute (esposizione cronica). Le polmoniti e la malaria sono le altre malattie infettive più frequenti in alcune aree del Pianeta (Africa, Asia mediorientale, Sud America).

La stima, fatta negli ultimi anni ci permette di affermare che vivendo in un habitat più salubre si sarebbero potuti risparmiare almeno 1,7 milioni di decessi. Nella relazione le diverse cause di morte sono associate ai numeri. Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno 570 mila bambini muoiono prima di aver raggiunto i cinque anni per colpa di infezioni respiratorie dovute all’inquinamento esterno, ma pure al fumo passivo. Di poco inferiore (361 mila) è il dato che riguarda i decessi dovuti alle complicanze di una diarrea, conseguenza dello scarso accesso all’acqua potabile e della precaria disponibilità di servizi igienici adeguati. Sono 270 mila invece le vita che risultano spezzate durante il primo mese di vita a causa di una nascita prematura, evento più frequente nelle aree più inquinate.

Uno dei capitoli del dossier si parla dei rischi ambientali emergenti, legati all’improprio riciclaggio di rifiuti elettrici ed elettronici (in aumento), che secondo l’Oms «può esporre i bambini a sostanze tossiche che possono portare a una riduzione dell’intelligenza, al deficit di attenzione e iperattività, a un danno polmonare e finanche ad alcuni tumori». Anche il cambiamento climatico non giova, se con le temperature aumentano i livelli di anidride carbonica dispersa in atmosfera. Questa sostanza, legandosi all’emoglobina, riduce drasticamente i livelli di ossigeno che giunge ai tessuti. E inoltre favorisce la crescita dei pollini, che risulta associata a un aumento delle diagnosi di asma nei bambini.

Il dossier si conclude con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che riguardano tanto la vita domestica quanto la scelta del mezzo di trasporto e le condizioni sul luogo di lavoro.

Gli esperti suggeriscono di assicurarsi modalità di riscaldamento della casa e di cottura degli alimenti adeguate. Idem dicasi per gli ambienti scolastici, con l’aggiunta della necessità di promuovere un’alimentazione equilibrata. Quanto alla pianificazione urbana, andrebbe incentivato l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici e creati pressoché ovunque più spazi verdi e piste ciclabili, per permettere a tutti di vivere più tempo all’aria aperta. Altri punti chiamano in causa il mondo dell’agricoltura (va ridotto l’uso di pesticidi) e quello dell’industria (serve più attenzione nella gestione dei rifiuti pericolosi). L’ultimo invito è rivolto alle autorità sanitarie, a cui si chiede di monitorare con indagini epidemiologiche gli effetti dell’ambiente sulla salute dell’uomo e di incentivare la prevenzione.

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