Le balenottere azzurre non sono sempre state i più grandi animali vertebrati del pianeta. Lo sono diventate in un passato più ‘recente’, cioè negli ultimi tre milioni di anni, per adattarsi ai cambiamenti avvenuti nel loro ambiente con l’aumento dei ghiacci. Lo spiega, sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, il gruppo del Museo Smithsonian di Storia naturale guidato da Nicholas Pyenson.

Tracciando l’evoluzione di questi cetacei nell’arco di oltre 30 milioni, i ricercatori hanno scoperto che le balene molto grandi sono comparse contemporaneamente in specie diverse fra due e tre milioni di anni fa e che all’origine del cambiamento possa essere stato l’aumento dei ghiacci nell’emisfero settentrionale. Questo avrebbe comportato una diversa distribuzione del cibo preferito dalle balene, alle quali un corpo dalle dimensioni gigantesche avrebbe offerto dei vantaggi.

A permettere per la prima volta la ricostruzione, dopo anni di interrogativi sul perché delle dimensioni delle balenottere, è stata la ricca collezione di crani di cetacei del museo Smithsonian, la più vasta del mondo in questo ambito. Grazie ad essa i ricercatori sono riusciti a stimare la lunghezza di 63 specie di balene estinte mettendo a confronto alcuni fossili di oltre 30 milioni di anni fa e 13 specie moderne. E’ così emerso che le balenottere hanno assunto le loro grandi dimensioni solo in un tempo relativamente recente.

Secondo la ricostruzione dei ricercatori, circa 4,5 milioni di anni fa hanno cominciato a evolversi le specie di balena dal corpo lungo più di 10 metri, mentre le specie più piccole hanno cominciato a scomparire. Questo ‘salto’ evolutivo avvenuto all’inizio delle Ere glaciali corrisponde ai cambiamenti climatici che possono aver ridisegnato la distribuzione di cibo.

La strategia di filtrare l’acqua con i fanoni, dicono i ricercatori, è più efficiente con un corpo enorme. Inoltre le balene più grandi possono migrare per migliaia di chilometri per raggiungere i luoghi più ricchi di cibo nei periodi giusti.

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