“Non c’è più quella rigida separazione che un tempo si tracciava tra noi uomini e gli altri animali”. A indicare una nuova via di convivenza fra esseri umani e animali è stata la primatologa Jane Goodall, parlando con i giornalisti della sua lunga ricerca scientifica come etologa e, in particolare, sugli scimpanzé.

“Ho a cuore tutti gli animali, la natura, i bambini, le persone. Vorrei salvare tutto, ma purtroppo non posso” ha osservato la primatologa ed etologa inglese che oggi a Roma, all’inaugurazione del Festival delle Scienze di National Geographic, ha ripercorso i suoi lunghissimi anni di studio sui grandi primati in Africa. Tirando un bilancio del programma globale ambientale per i giovani da lei istituito, il Jane Goodall’s Roots & Shoots, la scienziata inglese ha sottolineato che ogni gruppo di lavoro “mira a salvare qualcosa: chi gli elefanti, chi i primati, chi la natura.

E tutti insieme cercano di salvare più cose e ambiti possibili”. Per sostenere i suoi progetti, come il Roots & Shoots che oggi coinvolge centinaia di migliaia di giovani in quasi 100 Paesi del mondo, Jane Goodall, 83 anni, viaggia 300 giorni in media all’anno.

Il Jane Goodall Institute Italia, la sede italiana dell’omonima Organizzazione fondata nel 1977 dalla scienziata, sostiene il “Sanganigwa Children’s Home”, unico orfanatrofio di Kigoma, regione della Tanzania tra le più povere dell’Africa e del mondo, sede del Parco Naturale di Gombe dove nel 1960 Jane Goodall ha avviato i suoi studi pionieristici sugli scimpanzé

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