Nel nuovo rapporto speciale “Food and water security in thr Meddle East and North Africa”, pubblicato da Comitato scienza e tecnologia dell’Assembea Parlamentare della Nato, il cambiamento climatico è l’ultimo «moltiplicatore di minaccia» che può esacerbare l’instabilità politica nelle regioni più  instabili del mondo, dato che, intensificando gli eventi meteorologici estremi come la siccità, i cambiamenti climatici mettono a rischio l’approvvigionamento di cibo e acqua.

Nei Paesi aridi come quelli del Medio Oriente e del Nord Africa, gia alla prese con la carenza d idrica e di cibo, il maggiore stress indotto dal riscaldamento globale può portare a scontri e conflitti violenti per accaparrarsi le risorse scarse.

Il rapporto conclude:

«cibo, acqua e clima sono intimamente connessi con i settori dello sviluppo economico, la demografia, l’energia, gli ecosistemi e la pianificazione urbana, per citare solo alcuni settori correlati. La comunità internazionale deve migliorare il mercato alimentare internazionale per aumentare la stabilità dei prezzi e la disponibilità. Ultima cosa, ma non meno importante, le parti che hanno ratificato l’Accordo di Parigi sul clima del 2015 devono rispettare tutti i  loro impegni, anche per quanto riguarda finanziamenti per il clima per i Paesi in via di sviluppo». Che è esattamente il contrario di quello che ha deciso di fare il più potente Paese della Nato: gli Usa di Donald Trump.

Commentando il rapporto Nato, Dana Nuccitelli del Bulletin of the Atomic Scientists spiega che oltre a analizzare la scarsità di cibo e acqua Medio Oriente e Nord Africa, il rapporto «documenta anche efficacemente il ruolo globale che il cambiamento climatico svolge nell’esacerbare il problema».

Nuccitelli fa riferimento anche a un altro  studio, “Reframing climate change assessments around risk: recommendations for the U.S. National Climate Assessmen”, appena pubblicato su  Environmental Research Letters da un team di ricercatori Usa  che

«Esamina come gli scienziati possano meglio caratterizzare e comunicare le azioni di gestione del rischio, per esempio identificando i valori che sono a rischio e inquadrando le informazioni chiave, in un modo da comunicare chiaramente il motivo per cui vengono prese decisioni importanti».

Secondo uno degli autori di quest’ultimo studio, Peter Gleick del Pacific Institute,

«Il nuovo studio Nato evidenzia i crescenti rischi di violenza in Medio Oriente legate aggravati dai problemi di cibo e acqua aggravati dall’accelerazione del cambiamento climatico. Queste preoccupazioni sono state identificate anche da esperti di intelligence e militari degli Stati Uniti e dovranno essere prese in considerazione nelle eventuali valutazioni delle priorità di sicurezza nazionale e delle azioni per il futuro».

Sul Bulletin of the Atomic Scientists Nuccitelli rammenta a tutti che:

«Per l’umanità il cambiamento climatico potrebbe essere peggio che mai per la mancata gestione del rischio. Stiamo causando rapidi cambiamenti del clima dell’unico pianeta che abitiamo, sul quale noi e ogni altra specie sulla Terra facciamo affidamento. La civiltà umana si è sviluppata solo negli ultimi 10.000 anni, durante i quali il clima della Terra è entrato in un periodo relativamente stabile. Questa stabilità ha permesso agli esseri umani di stabilirsi in zone dove abbiamo potuto contare su modelli meteorologici relativamente coerenti e sviluppare la produzione agricola sulla base di tempo e clima stabili. Ma ora stiamo alzando la temperatura della Terra ad una velocità da 20 a 50 volte più alta di quanto normalmente accade quando ci sono delle transizioni da una glaciazione. Questa rapida destabilizzazione del clima minaccia le fondamenta della società umana».

Nuccitelli poi affronta il problema della (in)consapevolezza del rischio climatico:

«Le persone sono generalmente brave a gestire il rischio. Ad esempio, una volta che  l’impatto sulla salute del fumo è diventato chiaro all’opinione pubblica, l consumo di sigarette è sceso rapidamente. Ogni sbuffo rappresenta solo un piccolo aumento le probabilità di sviluppare il cancro, ma la maggior parte delle persone ha deciso che con qualcosa di così importante come la loro salute e pericoloso come il cancro, il modo di agire intelligente è quello di ridurre al minimo il rischio. Purtroppo, l’industria del tabacco per diversi decenni è stata in grado di fabbricare dubbi riguardo ai rischi rappresentati dai suoi prodotti. Ora siamo nella stessa situazione con il cambiamento climatico. Nonostante gli sforzi dell’industria dei combustibili fossili di mettere in dubbio i pericoli rappresentati dai suoi prodotti, gli esperti stanno chiaramente identificando e comunicando tali rischi al pubblico. Data la nostra dipendenza dal clima e dall’unico pianeta che abbiamo, mitigare i rischi posti dai rapidi cambiamenti climatici dovrebbe essere un gioco da ragazzi. La Nato, il Pentagono e la maggior parte degli americani se ne rendono conto, ma, quando si tratta di cambiamenti climatici, molti dei nostri leader politici non sembrano afferrare i concetti di base della gestione del rischio, o il fatto che stia già esacerbando i problemi che preoccupano i nostri leader politici,  come la crisi dei rifugiati».

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