In questa puntata di “Laboratorio Salute” abbiamo conosciuto più da vicino la storia di Soia, la bambina malata di leucemia gravissima. partiamo dalle parole della madre della bambina, la quale spiega:

“Inutile dire che quando ricevi una diagnosi del genere vieni catapultato in un’altra dimensione e da quel momento la tua vita di prima non esiste più. Abbiamo cominciato già all’ospedale di nostra iniziativa un percorso specifico per limitare i danni della terapia. Avevo trovato, documentandomi, che se a livello morfologico risultano esserci nel midollo meno del 5% di blasti (cellule tumorali) la malattia si dice essere in remissione completa.

Secondo quanto scoperto, quindi, Sofia non avrebbe avuto più la malattia già dopo 12gg di cortisone e 1 chemio perché dopo 15gg dalla diagnosi aveva nel midollo lo 0,41% di blasti contro il 95% con cui era partita. Purtroppo l’abbiamo realizzato solo dopo le tre settimane di chemio successive che hanno visto Sofia protagonista di una serie di complicanze gravi a catena portandola in pericolo di vita: ha rischiato un’invaginazione intestinale (anche se questa complicanza per i medici sembra sia all’ordine del giorno) e subito dopo ha rischiato che le si perforasse il colon (anche questa poteva essere una complicanza da chemio nella norma).

Scampato questo pericolo il primario avrebbe voluto riprendere la chemioterapia sottolineando che quello capitato alla bimba non era niente in confronto alla gravità della malattia che “aveva”. Io, spaventata dagli effetti collaterali subiti, ho fatto presente che non avremmo ripreso il protocollo finché la bimba non fosse stata meglio e per fortuna sono rimasta su quella posizione perché dopo pochi giorni le è venuta la polmonite (più di un bimbo in quello stato di difese bassissime non sopravvive ad un infezione) e poi un versamento pleurico con conseguente collasso del polmone che li ha visti costretti ad intervenire chirurgicamente. Dopo l’intervento è stata intubata e messa nel reparto di terapia intensiva.

Diciamo che le complicanze durante un ciclo di chemio i medici, prima o poi, se le aspettano sempre ma quello che li ha spiazzati è stato il fatto siano state premature e cosi ravvicinate l’una all’altra.”

Nonostante tutto, Sofia aveva dei valori buoni. Non avendo mai assistito ad un caso del genere si sono visti costretti, prima di proseguire, a consultarsi con i massimi esperti di oncoematologia pediatrica a livello nazionale. Hanno così deciso all’unanimità che quella chemio che avevano interrotto per forza di cose il 27/01/15, la bimba non l’avrebbe ripresa finché il polmone non si fosse sistemato a sufficienza per poter sopportare un altra botta. Eravamo ormai completamente fuori protocollo!

 

“Sofia tornata a casa, e’ rifiorita. Abbiamo seguito un percorso preventivo che ci ha messo in discussione su tutti i fronti alla ricerca delle possibili cause: alimentazione, acqua, ambiente, schemi mentali, spiritualità. Abbiamo pensato che come nella vita, anche nella malattia, si hanno recidive solo se si continuano a perseguire gli stessi errori, inoltre avevo letto che la scienziata americana Mina Bissell, come anche altri suoi colleghi, sostiene che se cambi l’ambiente intorno alla cellula malata, si modifica automaticamente anche lei. ”

Un piccolo pezzo estratto dal libro “Giù le mani da Sofia”:

“La malattia non è un castigo divino ma una grande maestra di vita – anche se spesso severa – e porta in sé un enorme messaggio che va decodificato per evolversi e non ricadere così negli stessi errori.
Ed eccomi qui, a scrivere la nostra storia, come avevo promesso a molti. Sarà un modo per esorcizzare il dolore, la rabbia e metabolizzare la vicenda; sarà un modo per esternare la mia indignazione ed il mio disgusto; sarà un mezzo per potermi esprimere in libertà su tutto, ma proprio tutto, anche quello che molti, allora, hanno ritenuto sconveniente a dirsi e che ho dovuto trattenere dall’esprimere per paura che la mia schiettezza e sincerità si ritorcesse contro mia figlia.”

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