Clima: morire di caldo, ecco la mappa mondiale del rischio

Uno studio basato soprattutto sulla revisione di articoli pubblicati tra il 1980 e il 2014, grazie ai quai gli autori hanno individuato 783 casi di un eccesso di mortalità associato al caldo in 164 città di 36 paesi del mondo. Inoltre hanno calcolato la soglia mondiale oltre la quale la temperatura media superficiale e l’umidità relativa diventano letali.

Ecco che secondo le proiezioni al 2100, la percentuale della popolazione mondiale esposta al caldo potenzialmente letale sarà del 74% o più, se le emissioni di gas serra continueranno a crescere rapidamente, e fino al 48% se le stesse emissioni dovessero subire una drastica diminuzione. Hanno poi costruito una mappa dettagliata delle ondate di calore nel mondo.

Questa mappa evidenzia in modo chiaro che anche se le alte latitudini soffriranno di un maggiore riscaldamento rispetto alle regioni tropicali, saranno queste ultime a
essere esposte a un numero spropositato di giorni all’anno di calore potenzialmente letale. Le conseguenze dell’esposizione al calore letale, inoltre potrebbero essere aggravate dall’aumento della percentuale della popolazione anziana, la più vulnerabile, e all’incremento dell’urbanizzazione.

Chicago 1995, Parigi 2003, Mosca 2010. Sono gli episodi di ondate di calore balzati agli onori delle cronache negli ultimi anni e che tutti i rapporti indicano come alcune delle conseguenze più evidenti del cambiamento climatico in atto, determinato dalla crescita senza sosta delle emissioni di gas serra.

 

“Il riscaldamento dei poli è stato uno dei cambiamenti iconici tra quelli prodotti dalle attuali emissioni di gas serra”, secondo Iain Caldwell, coautore dell’articolo. “Il nostro studio mostra tuttavia che è il riscaldamento dei tropici che pone i maggiori rischi di eventi di calore mortale: in queste zone, con alti valori di temperatura e umidità basta poco per determinare condizioni mortali per la popolazione più fragile”.

Mitigare gli effetti delle ondate di calore sarebbe possibile con precise scelte politiche, ma gli eventi recenti non fanno ben sperare.

“Il cambiamento climatico ha posto l’umanità su un cammino pericoloso e sarà sempre più difficile invertire la rotta; perciò, la recente decisione del presidente Trump di ritirare gli Stati Uniti dagli accordi di Parigi mi sembra molto irresponsabile”, ha concluso Mora. “Si tratta di un grande passo, ma nella direzione sbagliata: la decisione del governo inevitabilmente ritarderà la soluzione di un problema per il quale, come mostra questo studio, semplicemente non c’è tempo da perdere”.