Metalli pesanti e sostanze radioattive dai ghiacciai: studio in Bicocca

Nei ghiacciai alpini ci sono sostanze radioattive prodotte da test e incidenti nucleari come cesio-137, americio-241 e bismuto-207 e, dopo essere stati deposti al suolo insieme alla neve, si possono essere conservati per decenni nei ghiacciai che, però, ogni anno si ritirano sempre di più. E’ quanto è stato dimostrato dalle recenti misure effettuate dai ricercatori dell’università di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Università di Genova, Infn e Lena dell’università di Pavia, attraverso l’analisi di particolari sedimenti chiamati crioconiti sui ghiacciai delle Alpi. Questi piccoli depositi di sedimenti scuri che si trovano sui ghiacci di tutto il mondo, le coppette crioconitiche, oltre alle sostanze radioattive assorbono e concentrano anche metalli pesanti e metalloidi come zinco, arsenico e mercurio. Fra le sostanze radioattive trovate alcune sono di origine naturale – come torio, uranio e potassio – altre di origine antropica. La presenza delle seconde è legata esclusivamente ad attività umane, ovvero i test e gli incidenti nucleari avvenuti negli anni passati. Certe sostanze radioattive possono viaggiare insieme alle correnti atmosferiche e sono in grado di percorrere migliaia di chilometri. Gli effetti dell’ incidente di Fukushima, ad esempio, sono stati rilevati anche in Italia da alcuni degli autori di questo studio, anche se con basse concentrazioni. Il cesio-137 è fra i più noti, nonché il più abbondante fra quelli trovati ed è associato a incidenti come quelli di Chernobyl e sempre di Fukushima, ma anche ai test nucleari degli anni ’50 e ’60. E’ uno dei più diffusi. Secondo i ricercatori, le sostanze potenzialmente nocive raggiungono concentrazioni significative solo all’interno delle singole coppette crioconitiche: quando il ghiaccio fonde e la crioconite viene rilasciata nell’ambiente insieme all’acqua di fusione, queste sostanze sono diluite enormemente, evitando quindi qualsiasi rischio concreto e immediato per la salute.