Odissea nel Mediterraneo, il trasporto degli animali via mare

L’ONG Compassion in World Farming (CIWF) ha pubblicato le immagini inedite del trasporto di milioni di animali via mare dall’Europa verso il Nord Africa e il Medio Oriente. Un ulteriore esempio di maltrattamento di animali ancora sconosciuto al grande pubblico. Quasi tre milioni di animali sono esportati ogni anno dall’Europa verso i paesi arabi in “condizioni spaventose”, secondo un’indagine durata tre anni. L’investigazione, anticipata dal quotidiano francese “Le monde”, è stata condotta da due associazioni: la tedesca Animal Welfare Foundation e la svizzera Tierschuetzbund Zuerich, tra luglio 2014 e gennaio 2017. Dal 2013 al 2016, 9,8 milioni di pecore e bovini hanno attraversato il Mediterraneo da porti dell’Ue diretti verso Nordafrica e Medio Oriente. Gli animali partono principalmente da Sète (Francia), Tarragona e Cartagena (Spagna), Midia (Romania) o Rasa (Croazia) per raggiungere la Turchia, Libano, Israele, Marocco, Algeria, Libia ed Egitto. Un commercio marittimo in piena espansione, ma non regolamentato e praticamente non controllato. Foto e video mostrano numeroso rischi pwr il benessere e la sicurezza degli animali: rampe di carico e scarico troppo inclinate, ventilazione, illuminazione e abbeveraggio insufficienti, lettiere inadeguate, sovraffollamento. Il tutto su battelli riattati per il trasporto animali, con un’età media di 35 anni. A bordo non vi è alcun responsabile del benessere animale né un registro dei decessi che sono frequenti. In tal caso l’animale, eviscerato perché affondi più rapidamente, è gettato in mare. Naturalmente si ha cura di strappar via i marchi d’identificazione, dovesse capitare che la carcassa arrivi sulla costa. Tra il 2013 e il 2016, secondo stime delle associazioni, sarebbero morti in navigazione circa 24 mila capi. “Tuttavia – denuncia Agathe Gignoux, responsabile dei rapporti istituzionali di CIWF – né la Commissione europea né gli Stati membri intervengono. Dal momento in cui si sa che quegli animali non finiscono sui nostri piatti, la loro sorte non interessa più”. Romania, Spagna e Francia sono i principali paesi esportatori. Firmiamo la petizione che troviamo all’indirizzo www.ciwf.fr per fermare questo aberrante traffico.