Un pigiamino luminoso per trattare l’ittero nei bimbi, al caldo e tra le braccia della mamma, anziché in un’incubatrice. A idearlo i ricercatori del Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca (Empa), in Svizzera, che descrivono il prototipo sperimentale su Biomedical Optics Express.

Generalmente i piccoli vengono messi in un’incubatrice soli, nudi e con speciali protezioni per gli occhi per essere sottoposti a fototerapia per curare l’ittero, una problematica abbastanza frequente, perché il metabolismo nei giorni immediatamente dopo il parto non è abbastanza funzionante. Se il fegato non riesce ad espellere adeguatamente le sostanze tossiche derivanti dalla degradazione dell’emoglobina e la bilirubina si accumula in grandi quantità, la pelle assume una colorazione giallastra e in casi molto gravi l’ittero può danneggiare il cervello, cosa che può essere prevenuta solo con una trasfusione di sangue.

Il prototipo di pigiamino luminoso, invece, è ben tollerato dalla pelle, lavabile e realizzato in un tessuto in cui sono inserite fibre ottiche in materiale satinato, del diametro circa 160 micron. Dei Led vengono utilizzati come sorgente luminosa e le fibre distribuiscono uniformemente la luce blu, non raggiungendo gli occhi del bimbo a differenza dell’incubatrice. C’è un solo problema: la luce emessa dal pigiamino e’ di minore intensità rispetto a 30 microwatt per centimetro quadrato, considerata quella giusta perché la bilirubina tossica si trasformi in forma solubile che gli organi del bambino possano espellere.

“Per la produzione commerciale l’intensità luminosa deve essere aumentata”, evidenzia Maike Quandt, prima autrice della pubblicazione. Questo dovrebbe richiedere solo l’uso di Led più forti.

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