Arriva una buona notizia, parliamo del buco dell’ozono che non è mai stato così piccolo. Secondo una ricerca Nasa, questo fenomeno è dovuto principalmente a due cause: l’aumento delle temperature da una parte (purtroppo causato dal global warming) e l’impatto positivo dello stop alle emissioni dei gas serra che, per quanto ancora alte, hanno contribuito alla riduzione del 17% rispetto al 2016.

Quello che spiega l’agenzia spaziale Usa, è che il buco dell’ozono ha raggiunto il suo minimo ciclico annuale l’11 settembre scorso, pari a un’area di circa due volte e mezzo la superficie degli Stati Uniti ma che in realtà è l’estensione più bassa mai registrata dal 1988. Ogni anno Noaa e Nasa monitorano lo stato del buco attorno alla Terra.

I venti caldi che soffiano sull’Antartide, secondo la Nasa, hanno contribuito a respingere sostanze come cloro e bromo che erodono lo strato di ozono. Il buco quest’anno ha raggiunto a settembre una dimensione massima di due volte e mezzo la superficie degli Stati Uniti. L’area del buco nello strato di ozono sopra la regione antartica resta in ogni caso molto grande, a causa della permanenza di alti livelli di concentrazione delle sostanze nocive.

Eppure il divieto delle emissioni di gas serra, volto a ridurre l’utilizzo dei clorofluorocarburi (Cfc), ha fatto la sua parte nella riduzione del problema rilevato dagli scienziati trent’anni fa. Lo stop scattato con la firma del Protocollo di Montreal, il primo accordo nella storia delle Nazioni Unite a essere ratificato da 192 Paesi, aveva infatti l’obiettivo di ridurre drasticamente le sostanze usate nelle bombolette spray e nei frigoriferi, che riducono lo spessore della fascia di ozono stratosferico. Quest’ultimo ha un ruolo fondamentale: è uno schermo che evita il passaggio di raggi ultravioletti dannosi per la salute.

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