Il tumore all’ovaio è una malattia femminile insidiosa: l’80% delle diagnosi avviene infatti in fase avanzata e va garantito un adeguato percorso diagnostico e terapeutico. Otto donne su dieci colpite ricevono dunque la diagnosi molto tardi quando una ricomparsa della patologia entro i primi due anni dalla fine dei trattamenti è altamente probabile. Diventa quindi fondamentale incrementare il numero di diagnosi tempestive che possono avvenire durante i controlli ginecologici di routine.

Le nuove frontiere nella lotta a questa neoplasia sono uno dei temi al centro del XIX Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) .

“La malattia in stadio iniziale non presenta sintomi specifici – afferma Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. Solo quando è in fase avanzata si manifesta attraverso perdita di appetito e problemi digestivi, gonfiore o dolore addominale. Anche per questo, i tassi di sopravvivenza registrati per la neoplasia dopo cinque anni sono ancora bassi”.

Nel 2017 in Italia sono previsti 5.200 nuovi casi di tumore dell’ovaio, sottolinea Stefania Gori, presidente eletto AIOM:

“Numerosi studi hanno dimostrato che l’età e l’infertilità sono tra i principali fattori di rischio, mentre la pillola contraccettiva svolge un effetto protettivo che varia in base al durata d’assunzione. Ma va ricordato che si tratta di una malattia influenzata da fattori ereditari: fino al 10% di tutti i casi è dovuto all’alterazione di due geni, BRCA-1 e BRCA-2. La presenza di queste mutazioni può favorire l’insorgenza di cancro all’ovaio e al seno”.

“Quando però la neoplasia presenta una recidiva il bisogno terapeutico delle pazienti è ancora largamente insoddisfatto – aggiunge Nicoletta Colombo, Direttore Ginecologia oncologica Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. In assenza di cure risolutive è quindi fondamentale poter offrire una terapia di mantenimento. In quest’ambito – conclude – abbiamo una nuova classe di farmaci, gli anti-PARP, che hanno dimostrato di aumentare significativamente la sopravvivenza libera da progressione della malattia”.

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