Secondo uno studio dell’organizzazione internazionale Swog, condotto su 220 pazienti con tumore al seno in fase precoce, l’agopuntura può ridurre notevolmente i sintomi causati dalla tante terapie antitumorali.

Per molti camminare, sedersi, alzarsi, salire e scendere le scale, sono semplici ed essenziali gesti di vita quotidiana. Non è così per molte donne in terapia per un tumore al seno, che possono trasformarsi in estenuanti sfide, a volte insormontabili, da affrontare giorno dopo giorno.

Le terapie antitumorali causano dolori articolari per ben una donna su due. Ecco perché un tempo Southwest Oncology Group, dopo aver terminato lo studio consigliano ‘l’agopuntura‘ in grado di ridurre sensibilmente il dolore osseo dovuto ai trattamenti ormonali contro il tumore al seno.

Da 11 centri statunitensi sono state reclutate 226 pazienti con tumore al seno ormono-sensibile in fase precoce in terapia con inibitori dell’aromatasi. Ad ognuna è stata poi assegnata casualmente una fra tre alternative: agopuntura tradizionale, agopuntura sham (da alcuni chiamata “falsa agopuntura”, con aghi che vanno meno in profondità e in zone del corpo meno mirate) e nessun trattamento.

Infine le pazienti sono state sottoposte alle sedute per 12 settimane e, in diversi momenti dello studio, hanno espresso la propria percezione del dolore osseo – a ginocchia, bacino, mani e polsi ‒ misurata attraverso il sistema del Brief Pain Inventory (Bpi-Wp). Con esito netto: ad emergere dalle parole delle intervistate sono stati i benefici dell’agopuntura classica, che ha alleviato i dolori anche fino a tre mesi di distanza dall’ultima seduta.

In caso di tumore ormono-sensibile (Er+) gli ormoni femminili favoriscono la crescita del tumore; per questo motivo, negli anni sono state sviluppate terapie che funzionano bloccando la produzione di estrogeni, così da ostacolare la progressione del cancro. Gli inibitori dell’aromatasi sono i farmaci più usati: bloccano la conversione di androgeni in estrogeni ‒ passaggio fondamentale, appunto, per la formazione degli ormoni femminili ‒ impedendo loro di “alimentare” il tumore.

Si tratta di compresse che le pazienti devono assumere per 5, a volte 10 anni. Ma le ripercussioni su ossa e articolazioni, spesso, portano molte donne a interrompere la somministrazione: “Molte pazienti hanno difficoltà ad alzarsi dalla sedia”, spiega Dawn Hershman, professoressa di medicina ed epidemiologia all’Università di Columbia e vice-presidente di Swog: “Spesso, in preda ai dolori e alla rigidità articolare, smettono di seguire la terapia che permette loro di combattere il cancro.

È probabilmente il principale motivo per cui buona parte delle pazienti abbandona l’assunzione di inibitori dell’aromatasi”. Che tiene conto anche di un altro aspetto, spesso sottovalutato: “Molte donne non vogliono prendere compresse per alleviare i sintomi causati da altre compresse”.

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