Uno studio che sarà pubblicato sul numero di aprile del Journal of Climate, è stato condotto dai ricercatori della Columbia e della Johns Hopkins University (USA) grazie a un sistema di sensori galleggianti. Dimostrando che la salinità nel Nord Atlantico è calata sensibilmente negli ultimi 10 anni. Non è la prima volta che accade e non è detto dipenda necessariamente dalla fusione dei ghiacci subpolari, ma è comunque un fatto scientifico da monitorare.

Dal 2004 al 2015 la salinità nel Nord Atlantico subpolare, una regione che include il Mare di Labrador, tra il Canada e la Groenlandia, ha perso circa mezzo grammo di sale per chilogrammo d’acqua: un effetto equivalente si otterrebbe diluendo nella stessa area 5.000 km cubi di acqua dolce.

Secondo i ricercatori la causa più immediata (ma non necessariamente il “motore” primo) di questa diminuzione è un cambiamento nella circolazione di un sistema di correnti che portano acqua dolce in quest’area. Infatti il subpolar gyre regola il trasporto di calore dall’Atlantico ai mari del Nord. Questo sistema di circolazione oceanica si muove più velocemente, sospinto dai forti venti dell’Oscillazione Nord Atlantica (uno schema di circolazione atmosferica tipico dell’Atlantico settentrionale).

 

Come spiegano i ricercatori questo fatto è già accaduto negli anni ’70, quando il cambiamento di salinità fu equivalente a 10.000 km cubi di acqua dolce immessi nella stessa area. Potrebbe quindi essere un fenomeno ciclico, ma avviene in un momento storico in cui il ghiaccio marino nelle regioni artiche è ai minimi storici, e i ghiacciai della Groenlandia scivolano verso il mare a ritmo sempre più sostenuto. Finora non sono stati osservati significativi flussi di acqua dolce provenienti dalle regioni artiche nel Nord Atlantico: nei prossimi 10 anni sarà più chiaro se la riduzione di salinità è parte di un ciclo naturale o è legata a un massiccio afflusso di acqua dolce nei mari.

Visto che di norma le acque dense e salate del Nord Atlantico risucchiano CO2 dall’atmosfera e la incanalano in profondità, in un processo che stimola la produzione di nutrienti fondamentali per la catena alimentare oceanica. Un’alterazione di questo fenomeno potrebbe avere conseguenze a catena sulla fauna acquatica.

 

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