Rendere la terapia con le cellule immunitarie riprogrammate per sconfiggere i tumori del sangue, nota come CAR-T, molto più sicura, prevenendo i possibili gravi effetti collaterali legati a tale cura. E’ l’obiettivo raggiunto da un team di ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano che ha individuato il meccanismo alla base degli effetti collaterali di questa terapia, dimostrando la potenziale efficacia di un farmaco, già in uso per l’artrite, nel prevenirli e curarli. Lo studio è pubblicato su Nature Medicine. Le terapie cellulari con tecnologia CAR-T rappresentano una rivoluzione nella lotta ai tumori del sangue: questa tecnologia consiste nell’ingegnerizzare geneticamente cellule del sistema immunitario, i linfociti, per renderle capaci di riconoscere ed eliminare i tumori. La straordinaria efficacia dei linfociti CAR-T, spiegano i ricercatori, è però accompagnata dal rischio di gravi tossicità, come la frequente sindrome da rilascio di citochine, molecole infiammatorie, e la più rara, ma talvolta mortale, neurotossicità. La scoperta potrebbe dunque avere un impatto immediato: quello di rendere la terapia con linfociti CAR-T molto più sicura. Nel 2017 l’Ente statunitense per i farmaci FDA ne ha approvato l’uso per alcuni tumori del sangue (leucemia linfoblastica nel bambino e linfoma nell’adulto). In Europa l’approvazione da parte dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) è attesa entro fine 2018. “Prima d’ora, studiare la natura della sindrome da rilascio di citochine (CRS) e della neurotossicità e soprattutto capire la relazione tra le due era impossibile perché non si disponeva di un modello sperimentale capace di riprodurre questi fenomeni”, spiega Margherita Norelli, primo autore della pubblicazione. I ricercatori hanno dimostrato che la neurotossicità da linfociti CAR-T è causata dalla citochina IL-1 e hanno dimostrato nel modello sperimentale l’efficacia di anakinra, un farmaco che interferisce con IL-1 e che è già in commercio per prevenire e curare l’artrite, che potrebbe contrastare sia la neurotossicità che la CRS. A guidare il lavoro al San Raffaele è stato Attilio Bondanza, primo ricercatore dell’Università Vita-Salute San Raffaele.

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