Celiachia, sensibilità al glutine non celiaca, allergia al grano e, ancora, intolleranza al frumento: definizioni diverse ad indicare disturbi diversi ma che spesso si confondono l’uno con l’altro. Ecco perché risulta indispensabile distinguere per chiarire: cosa è la celiachia, cosa la sensibilità al glutine non celiaca, quali le modalità diagnostiche e come seguire una dieta senza glutine di qualità, unica terapia disponibile. Proprio per questo viene promosso il Mese delle Intolleranze al Glutine. Nel 2016 in Italia, i pazienti affetti da celiachia conclamata, quindi con intolleranza permanente al glutine sono saliti a 198.427, per un totale di circa 15.569 nuove diagnosi, secondo gli ultimi dati disponibili. Si riconferma una patologia che colpisce principalmente le donne – dei pazienti colpiti da celiachia, 2/3 appartengono alla popolazione femminile e 1/3 a quella maschile – e in costante aumento, pur rimanendo ancora sotto diagnosticata. La maggior parte dei casi di celiachia, infatti, sono asintomatici, non mostrano alcun decorso tipico e restano a lungo non diagnosticati. Il lasso di tempo che intercorre tra il manifestarsi dei primi sintomi e la diagnosi della celiachia può estendersi fino a sette anni. “Dell’1% della popolazione mondiale, stima della prevalenza della celiachia, solo 1 individuo su 7[ è correttamente diagnosticato mentre la maggior parte dei soggetti celiaci risultano non ancora diagnosticati o mis-diagnosticati. Questi pazienti quindi, pur essendo celiaci, continuano ad assumere glutine con la dieta per cui da una parte lamentano i segni e sintomi legati alla malattia e dall’altra si espongono al maggiore rischio di sviluppare complicanze – dichiara il Professor Carlo Catassi – Università Politecnica delle Marche – Pertanto, è di fondamentale importanza chiarire le differenze tra un disturbo e l’altro e fornire un’informazione scientificamente corretta ad un pubblico che dimostra un interesse sempre crescente per il tema”.

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