La sostenibilità “è entrata a far parte del dna di A2A, è diventata un modo di essere” al punto che “un capitolo del piano industriale riguarda l’impatto della sostenibilità sulla strategia”.
“E’ come l’air bag nelle automobili, è un talismano, deve essere inserita all’interno degli obiettivi industriali. Ci sono chiarissimi indicatori che imprese con maggiore redditività sono quelle che hanno maggiore attenzione alla sostenibilità”.
Giovanni Valotti e Luca Camerano, rispettivamente presidente e ad di A2A, sottolineano l’impegno della multiutility in tema di ambiente, innovazione, attenzione ai dipendenti e ai cittadini, in occasione della presentazione del bilancio di sostenibilità per Milano. Dove, nel 2017, A2A ha generato valore per 565 milioni di euro (+12% sul 2016), tra spese in forniture e per i dipendenti, aumentato gli investimenti in servizi per la città del 24%, evitato l’emissione di 290 mila tonnellate di CO2, aumentato del 39% la vendita di energia rinnovabile, realizzato il 53,8% di raccolta differenziata, aumentato del 20% le assunzioni.
“Risultati finanziari e attenzione alla sostenibilità delle imprese vanno di pari passo. A2A ha raddoppiato il suo valore di Borsa negli ultimi quattro anni. Le aziende che nel tempo restano competitive sono quelle che fanno quello che serve. Se bisogna risparmiare energia, aziende che per cento anni hanno venduto energia devono investire per far risparmiare energie, altrimenti andranno fuori mercato” spiega Valotti.
Che, rispetto a una politica incline ad ascoltare la ‘pancia’ e gli ‘umori’ degli elettori, piuttosto che affrontare in modo scientifico i problemi dice: “Confido che anche i governi alla fine facciano le cose che servano ai cittadini. Una cosa che in Italia si fa poco è l’analisi dell’impatto della regolazione. Se facessimo questa cosa si potrebbe attivare un confronto serio con le aziende”.



