Parkinson, team bresciano scopre la proteina che può bloccarlo

Spegnere’ geneticamente la proteina sinapsina 3 per prevenire l’accumulo di depositi fibrosi, veri e propri ‘detriti’ che sono uno dei meccanismi alla base della malattia di Parkinson. A scoprirlo è stato un team di ricercatori dell’Università degli Studi di Brescia coordinato da Arianna Bellucci, con uno studio pubblicato su Acta Neuropathologica. “I risultati dello studio, finanziato dalla Michael J. Fox Foundation – spiegano dall’ateneo – hanno dimostrato che l’assenza di sinapsina 3 blocca la formazione dei depositi proteici cerebrali che innescano la morte dei neuroni dopaminergici del sistema nigrostriatale, processo alla base dell’insorgenza dei sintomi motori della malattia”. Dopo aver identificato un accumulo anomalo di sinapsina 3 nel cervello dei pazienti con Parkinson, spiega Arianna Bellucci, “ci siamo chiesti se questa proteina fosse implicata nella patogenesi della malattia e se potesse rappresentare un nuovo bersaglio terapeutico. I risultati che abbiamo ottenuto indicano che la modulazione di sinapsina 3 potrebbe veramente rappresentare una strategia terapeutica innovativa per la cura di questo disordine neurodegenerativo”. Attualmente il gruppo di ricerca sta lavorando in collaborazione con un team internazionale di scienziati “al fine di sviluppare nuovi approcci terapeutici attivi su sinapsina 3. Questi ultimi permetterebbero infatti di curare i pazienti agendo sulle cause primarie della malattia e non soltanto di alleviarne i sintomi”. La malattia di Parkinson, scoperta agli inizi del 1800 da James Parkinson, venne chiamata per oltre un secolo “paralisi agitante” e anche “morbo di Parkinson”. Colpisce in modo indistinto i due sessi e può esordire a qualsiasi età, anche se, in prevalenza, i sintomi si riscontrano in pazienti sopra i 60 anni, raramente in pazienti sopra i 40 e in casi rarissimi in persone più giovani. Si tratta di un disturbo che colpisce il sistema nervoso centrale; il sintomo generalmente più evidente è il tremore, ma non basta questo per stabilire la diagnosi. Altri sintomi possono essere rigidità, lentezza nei movimenti, debolezza, problemi di equilibrio e postura ricurva. Oggi in Italia si contano circa 300.000 persone con la malattia di Parkinson nei prossimi 15 anni questo numero è destinato a raddoppiare al ritmo di circa 6.000 nuovi casi l’anno, di cui la metà ancora in età lavorativa.