La leucemia linfatica cronica (LLC) è una neoplasia ematologica dovuta a un accumulo di linfociti nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici . Si tratta della tipologia di leucemia più comune nel mondo occidentale e colpisce in particolar modo la popolazione anziana. L’età media alla diagnosi è infatti attorno ai 65 anni. Ogni anno sono colpite dalla neoplasia circa 5 persone su 100.000 e l’incidenza aumenta : in Italia le stime parlano di circa 1.600 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 1.150 tra le donne. C’è una novità contro questo diffuso tumore del sangue: arriva in Italia la cura ‘chemio-free’ anche per i pazienti di nuova diagnosi. Da oggi è infatti disponibile anche in Italia un farmaco target (ibrutinib) che blocca selettivamente la proliferazione tumorale. Come ha spiegato Robin Foà, Dipartimento di Biotecnologie Cellulari ed Ematologia dell’Università Sapienza di Roma, la disponibilità, anche in prima linea, di questo farmaco mirato e ‘intelligente’ rappresenta un vero e proprio cambio dell’algoritmo terapeutico del paziente. Ciò vuol dire che si va verso un controllo a lungo termine della malattia e, in un futuro neanche troppo lontano, verso una sua possibile eradicazione. La terapia, ad assunzione giornaliera, da ieri – a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – è disponibile anche in Italia come prima linea per i pazienti anziani non precedentemente trattati. La molecola si è dimostrata capace di aumentare la sopravvivenza grazie a un meccanismo d’azione che blocca la proliferazione delle cellule leucemiche. I dati a lungo termine dello studio di fase III RESONATE-2, presentati recentemente al congresso della European Hematology Association (EHA), dimostrano che il farmaco, a un follow-up di 4 anni, riduce dell’87% il rischio di progressione della malattia o di morte. Anche nel nostro Paese dunque, afferma la maggior parte dei malati potrà avere accesso da subito alla terapia. Il farmaco era già disponibile in prima linea, ma solo per i pazienti ad alto rischio per i quali una chemio-immunoterapia non risultava appropriata, pari al 5-10% di malati. Da oggi, quindi, spiega Paolo Ghia della Divisione di Oncologia Sperimentale dell’Ospedale San Raffaele di Milano, anche il restante 90% dei pazienti avrà la possibilità di ricevere come prima terapia il farmaco innovativo non chemioterapico e orale. Per la leucemia linfatica cronica l’età alla diagnosi è mediamente superiore ai 70 anni. Oggi in Italia si contano circa 3000 nuovi casi l’anno. La speranza, concludono gli esperti, “è di poter arrivare a eradicare il tumore attraverso terapie somministrate per un tempo limitato e definito”.



