Dati allarmanti per la diffusione del diabete tipo 2, ossia quel tipo di diabete che a causa del deficit di secrezione di insulina causa un incremento del glucosio nel sangue, ma a differenza del diabete di tipo 1 non risulta di vitale importanza la iniezione di insulina esterna. Questo tipo di diabete colpisce in modo pprioritario persone di seconda o terza età, con una vita sedentaria e sovrappeso, quindi con valori di trigliceridi e colesterolo alti. Questo tipo di diabete riguarda un numero di malati in grande progressione: fra il 2000 e il 2016 è aumentato di oltre un milione, arrivando a 4 milioni di diabetici con costi pari al 9% della spesa sanitaria; le stime parlano di 7 milioni entro il 2025. A lanciare questo allarme-pandemia non sono i diabetologi, ma gli oftalmologi perché con l’aumentare del numero dei casi di diabete, aumentano anche i casi delle complicanze che il diabete può causare. La ‘retinopatia diabetica’ è una di queste (altre gravi complicanze colpiscono il rene, il sistema nervoso e il sistema cardiovascolare)ed è un’importante causa di cecità e si verifica come risultato di un danno accumulato nel lungo periodo a carico dei piccoli vasi sanguigni della retina. Questa patologia ha provocato globalmente l’1,9% della disabilità visiva (moderata o grave) e il 2,6% della cecità nel 2010. Come evidenziato da Lucio Buratto, direttore del Centro Ambrosiano Oftalmico (Camo), la malattia si riscontra in un terzo dei pazienti diabetici e in un 2% si presenta in una forma grave. Quando il diabete colpisce la retina causa una serie di danni: piccole emorragie, essudati, poi emorragie più consistenti, zone di fibrosi, fino al distacco della retina. Il problema è che i sintomi della retinopatia diabetica spesso compaiono tardivamente, quando le lesioni sono in fase avanzata e le possibilità di trattamento sono ridotte. Per cui, anche in assenza di sintomi, il diabetico dovrebbe sottoporsi periodicamente a visite oculistiche che prevedono l’esame del fondo oculare. Quello che serve è uno screening per tutti i diabetici promosso dal ministero della Salute, come ha sottolineato Francesco Bandello, docente di Oftalmologia all’Università Vita Salute San Raffaele. La prevenzione consentirebbe tra l’altro di risparmiare tantissimi soldi rispetto a quelli che poi vengono spesi per curare la malattia avanzata. Per verificare lo stato di conoscenza di questa patologia nella popolazione italiana, Camo e San Raffaele hanno fatto eseguire nel mese di settembre ad Astra Ricerche un’indagine su un campione rappresentativo, da cui risulta che “solo il 6% conosce le complicanze del diabete, solo il 7% conosce un esame semplice ma ‘salvavista’ come la tomografia a coerenza ottica (OTC) e solo il 6,9% conosce la terapia intravitreale per il trattamento della maculopatia”.

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