Un avatar ci salverà dal cancro. Lo prevede uno dei 2 progetti resi noti ieri, nella ‘Giornata della Ricerca’ dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), dal Direttore scientifico dell’IRCCS milanese Roberto Orecchia e dal Direttore della ricerca Piergiuseppe Pelicci, alla presenza del sindaco di Milano, Giuseppe Sala e di numerose personalità del mondo medico scientifico, accademico e politico. Il progetto ‘Cancer Digital Avatar’ è un esempio di Medicina di Precisione del prossimo futuro. Si tratta di creare, come ha spiegato Pellicci, una copia digitale di ogni paziente, integrando le informazioni della malattia con quelle della persona. L’avatar digitale viene creato integrando dati provenienti dalle analisi di biologia molecolare che descrivono le funzioni complesse della cellula, dall’imaging più avanzato e dalla storia clinica del paziente (cartelle cliniche, consumo di farmaci, test di laboratorio, i suoi stili di vita e l’ambiente in cui vive). Gli avatar sono quindi modelli digitali dello stato di salute o malattia di ciascuna persona e saranno utilizzati per la prevenzione personalizzata, quindi per la diagnosi precoce e per la terapia mirata, oltre che per la ricerca. Il secondo progetto è sulla Terapia Cellulare, o ‘living drugs’ dove la Medicina di Precisione è già oggi applicata: alcune cellule del sangue, staminali o immunitarie – spiega Pelicci – vengono prelevate dal paziente o da un donatore, poi selezionate in vitro, quindi ingegnerizzate geneticamente per renderle capaci di attaccare la malattia, e infine reiniettate nel paziente. L’esempio oggi più convincente dell’efficace impiego clinico delle terapie cellulari riguarda le cosiddette ‘CAR-T cells’: linfociti (cioè cellule del sistema immunitario) del paziente educati geneticamente a cercare, riconoscere e eliminare le cellule di leucemia o linfoma. Al momento i controlli sui casi trattati non sono sufficienti, e i costi della terapia sono ancora proibitivi. “Dall’era della Medicina di Precisione ci aspettiamo terapie più efficaci e capaci di rispettare, il più possibile, il progetto di vita di ogni paziente – osserva Orecchia – L’obiettivo a breve termine è fare in modo che il cancro diventi, anche nel vissuto dei pazienti, una malattia come altre: sempre seria, non sempre grave, e raramente mortale”.

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