Ancora una volta la Giornata Europea degli antibiotici, che si è tenuta domenica 18 novembre, istituita per aumentare la consapevolezza dell’importanza del loro uso appropriato tra la popolazione e i professionisti sanitari, è l’occasione per fare il punto sulla situazione in Europa e in particolare in Italia riguardo questa grave minaccia per la sanità pubblica. I dati della sorveglianza EARS-Net, mostrano una situazione critica in tutta Europa, anche se con ampie differenze geografiche. Tra le resistenze più critiche, quella ai carbapenemi e si segnala anche un preoccupante aumento della resistenza ai glicopeptidi. L’ISS ha stimato l’impatto della antibiotico resistenza in Europa come numero di decessi e di anni vissuti con disabilità o “non in buona salute”. Si parla di 30 mila morti l’anno, numero in crescita rispetto ad una analoga stima effettuata con i dati del 2007. L’aumentato impatto è in larga parte dovuto all’incremento delle infezioni antibiotico-resistenti dovute a Escherichia coli produttore e a Klebsiella pneumoniae produttore di carbapenemasi. In questo contesto critico, lo scenario dell’Italia preoccupa particolarmente. Un terzo dei decessi e in genere un terzo di tutto l’impatto attribuito alle infezioni antibiotico-resistenti è a carico del nostro paese, primo in Europa sia come numero di morti che come incidenza delle infezioni resistenti. Nel nostro paese la resistenza agli antibiotici è maggiore della media europea per molte combinazioni microrganismo/antibiotico di prima linea per la cura delle infezioni. L’Italia si trova minacciata da un vero e proprio tsunami che rischia di travolgere il nostro sistema sanitario. Il costo delle infezioni antibiotico-resistenti è stato stimato, nel nostro Paese, in 13 miliardi di dollari da qui al 2050.



