Se negli anni Sessanta l’Italia è riuscita a creare un’industria petrolchimica di primo piano, pur essendo un Paese senza petrolio, anche oggi, sempre puntando sull’innovazione, può diventare protagonista nella cosiddetta chimica verde.

È la scommessa di Maire Tecnimont, società di ingegneria e costruzione di grandi impianti industriali, che ha investito per questo negli ultimi cinque anni 50 milioni di euro in progetti di innovazione pronti per essere industrializzati: da tecnologie per il riciclo meccanico e chimico della plastica all’individuazione di additivi o sostituti del petrolio per la produzione di carburanti e plastiche da fonti rinnovabili.

L’obiettivo, sottolinea il presidente e fondatore del gruppo, Fabrizio Di Amato, è quello di accelerare la transizione energetica in corso:

“Noi abbiamo tantissime eccellenze, nelle università, nelle grandi imprese, nelle Pmi. L’ecosistema è qualcosa che mette a dialogare tutti insieme, come in una grande orchestra nella quale ognuno sa suonare uno strumento, e quindi serve una grande regia. Se riusciamo a fare questo noi riusciamo veramente a essere attori principali di questa transizione”.

Si tratta, per ora, di 19 iniziative tecnologiche alle quali il gruppo ha dedicato una nuova società, battezzata Nextchem, presentata nella sede milanese dall’amministratore delegato Pierroberto Folgiero.

“C’è una domanda chiara, progressiva, una regolamentazione che sta arrivando con una tendenza a essere sempre più stringente, quindi un mercato che si apre. Il target che ci siamo dati è di continuare a promuovere questa nuova società, questa nuova linea di prodotto, con l’idea di arrivare a un obiettivo sfidante di 50 milioni di ebitda in cinque anni”.

In questo quadro Maire Tecnimont ha firmato anche un accordo con Enea, l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile, con l’obiettivo di realizzare insieme progetti proprio nel campo della chimica verde e dell’economia circolare.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata