E’ un problema di superspecializzazione che in Italia è poco seguito:

“Tempo fa – racconta Carmine Pinto, past president dell’Aiom – avevamo raggiunto un accordo col ministro Lorenzin, per la creazione di Centri specializzati nel carcinoma ovarico che gestissero almeno 25 casi l’anno, perché moltissime oncologie ne vedono solo due o tre”.

Ed era un compromesso molto al ribasso, se si ascolta la ginecologa svedese Pernilla Dahm-Kahler quando dice che nel suo Paese i Centri specializzati sul tumore ovarico gestiscono almeno 150 casi l’anno.

“Attualmente l’Emilia Romagna – continua Pinto – sta cercando di creare tre poli con 40-50 casi l’anno ciascuno”.

In Italia sono pochissimi i Centri superspecializzati, dove la sopravvivenza media a 5 anni passa dal 40 al 60%: oltre all’ IEO (con 400 casi l’anno), certamente l’Istituto dei Tumori di Milano e quello del Policlinico Gemelli di Roma.

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