L’immagine digitale di un tumore fornita da una tac o da una risonanza magnetica è il risultato di numeri e dati; ma solo ‘vedere’ quell’immagine non basta all’oncologo per valutare il grado di aggressività del tumore o la sua sensibilità alla radioterapia, informazioni che al contrario oggi è possibile ottenere estraendo da ogni singolo pixel parametri relativi al livello molecolare di quel tumore, quasi fosse una sorta di ‘biopsia virtuale’.

E’ la ‘radiomica’, disciplina emergente capace di migliorare la diagnosi e personalizzare la cura, da qualche tempo allo studio presso l’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) che, primo in Italia, si è dotato di un Centro ad essa dedicato, con uno staff di medici, ricercatori, fisici, bioingegneri, biostatistici e sulla materia ha istituito due dottorati di ricerca.

“La radiomica – spiega Massimo Bellomi, direttore della divisione di Radiologia dell’Ieo – è uno strumento essenziale della cosiddetta Medicina di Precisione, perché la sua sfida è caratterizzare il tumore di ciascun paziente in modo così accurato da ottenere una diagnosi e una terapia su misura”.

Naturalmente i dati così elaborati dalle immagini, per avere un significato clinico, devono essere confrontati con quelli reali ricavati da un grande database di confronto. Ed è a questo database che all’Ieo e in altri centri europei e americani oggi si sta lavorando. Unita all’intelligenza artificiale, la radiomica può quindi offrire un’opportunità unica di conoscenza del tumore della singola persona:

“Oggi – aggiunge Bellomi – oltre alle immagini radiologiche, disponiamo infatti di una mole enorme di parametri quantitativi relativi alla malattia del singolo paziente che derivano dalle analisi istologiche, genetiche e persino dall’ ambiente e dallo stile di vita della persona”.

“Già siamo a un livello altissimo di personalizzazione dei piani di cura mirati sulla lesione – osserva Barbara Jereczsek, direttore della Radioterapia dell’Ieo – ma lo studio radiomico delle immagini ci permette di conoscere la radiosensibilità della singola lesione tumorale e quindi di calibrare la terapia in modo da erogare la dose giusta per il paziente che stiamo trattando”. La radioterapia infatti, funziona nel 20-30% dei pazienti, e la radiomica potrebbe avere anche un valore non solo prognostico, ma anche predittivo della radioterapia.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata