Esaurimento, spossatezza, sovraffaticamento e tensione: in una sola parola ‘stress’ che, se non trattato in modo adeguato, rischia di farci cadere in depressione. Uno stress grave e persistente potrebbe infatti scatenare processi neuroinfiammatori e quindi lo sviluppo di disordini depressivi. Ma un’innovativa terapia anti-neuroinfiammazione, in grado di agire sul controllo delle alterazioni del sistema nervoso e del connesso stress ossidativo localizzato, promette risultati incoraggianti per contrastare le patologie di natura non solo neurodegenerativa ma anche neuropsichiatrica. Oggi il coinvolgimento del processo neuroinfiammatorio è dimostrato tanto nelle malattie neurodegenerative che nelle patologie neuropsichiatriche, come ha spiegato Salvatore Cuzzocrea, professore ordinario di Farmacologia all’Università di Messina – l’ipotesi è anche avallata dall’esistenza di un’elevata comorbidità della depressione con le malattie croniche, ad esempio quelle cardiache, condizioni in cui i processi neuroinfiammatori sono noti giocare un ruolo fondamentale. In particolare, studi hanno dimostrato che nei pazienti affetti da schizofrenia, disturbo bipolare e depressione maggiore, che comportano una maggiore compromissione e gravità in ambito psichiatrico, esiste un’alterazione generale dei parametri neuroinfiammatori. Le alterate risposte neuroinfiammatorie presenti nella depressione maggiore possono essere scatenate non solo da stimoli patogeni ma anche dai processi conseguenti a grave o persistente stress. Lo sviluppo di nuove terapie o di adiuvanti alle terapie esistenti non possono non tener conto della presenza dei processi infiammatori tra le caratteristiche fondamentali della malattia. In particolare potrebbero essere promettenti terapie volte a normalizzare l’attività delle cellule immunitarie che pilotano i processi neuroinfiammatori. Un importante ruolo di modulazione della neuroinfammazione è svolto dal sistema endocannabinoide. PEALut, un ultramicrocomposito che fonde l’attività antinfiammatoria della PEA con quella antiossidante della luteolina, è in grado di agire sulla neuroinfiammazione a favore della neuroprotezione e sul connesso stress ossidativo localizzato, alla base, secondo gli esperti, dell’insorgenza di importanti patologie del sistema nervoso centrale. La molecola modula l’interazione tra le cellule non neuronali disregolate prevenendo il danno neuronale e ritardando l’esordio della patologia.



