A fronte dei dubbi e degli allarmi ricorrenti negli ultimi mesi sui rischi della tintarella selvaggia e sulla sicurezza nell’uso dei prodotti solari per la salute e per l’ambiente, per Cosmetica Italia, l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche italiane, il dermatologo Antonino Di Pietro, direttore dell’Istituto dermoclinico Vita-Cutis di Milano e fondatore della Società internazionale di dermatologia plastica e oncologica, Isplad, risponde ai principali sospetti fornendo alcuni suggerimenti pratici per godersi l’estate sfoggiando una abbronzatura più sana. La nostra pelle è dotata di difese naturali. Quando ci si espone ai raggi solari i melanociti iniziano a spingere in superficie la melanina che, assorbe le radiazioni. Questo meccanismo ha però bisogno di alcuni giorni per entrare a pieno regime. Una “overdose” di raggi solari, soprattutto quando non ci esponiamo da molto tempo, può cogliere il nostro organismo impreparato: qui entrano in gioco i solari, sempre indispensabili e soprattutto con un alto fattore di protezione nei primi giorni di esposizione. L’esposizione poi va correlata con il proprio fototipo, carta d’identità della pelle che indica la reazione della cute ai raggi ultravioletti. E anche ‘categorie’: anziani e neonati devono prestare maggiore attenzione. Sull’utilità nell’applicazione dei filtri solari l’esperto aggiunge che vanno evitati gli eccessi. Diversamente si rischierebbe di inficiare il naturale “allenamento” della nostra pelle a rispondere ai raggi solari. Inoltre va detto che chi ha una pelle con fototipo 1 non diventerà mai abbronzato quanto chi invece ha un fototipo 5 e che i primi devono sempre tenere alto il livello di protezione rispetto a chi ha una pelle già scura. In spiaggia, oltre a considerare lunghe pause all’ombra, non bisogna mai rinunciare agli schermi protettivi, scegliendo i filtri in base al proprio fototipo e tenendo presente che i fattori di protezione elevati non bloccano affatto la formazione della tintarella ma ne favoriscono la formazione graduale per un colorito più uniforme e duraturo. Una volta abbronzati si possono scegliere prodotti con SPF via via più basso. A proposito della recente ricerca commissionata dalla Food and drug administration sull’assorbimento nella pelle di alcuni schermi solari e sulle notizie allarmistiche che ricorrono negli ultimi mesi sull’argomento Di Pietro risponde che i filtri chimici sono stati in alcuni casi erroneamente messi sotto accusa. Gli schermi solari non creano danni alla salute perché sono fra i cosmetici più studiati e testati e in Europa devono rispettare le regole del regolamento 1223 del 2009 che include le valutazioni dei rischi prima dell’immissione in commercio per la tutela dei consumatori e dell’ambiente.

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