l premio Nobel per la Medicina è stato assegnato agli americani William Kaelin e Gregg Semenza e al britannico Peter Ratcliffe per le loro ricerche sull’adattamento delle cellule all’apporto variabile di ossigeno, per combattere il cancro e l’anemia. “L’importanza fondamentale dell’ossigeno è nota da secoli, ma il processo di adattamento delle cellule ai cambiamenti del livello di ossigeno è stato a lungo un mistero”, ha affermato il Comitato Nobel dell’Istituto Karolinska di Stoccolma.” Il premio Nobel di quest’anno è un riconoscimento al lavoro che ha svelato i meccanismi molecolari coinvolti nell’adattare le cellule all’apporto variabile di ossigeno” nel corpo, ha spiegato il comitato. Che si tratti di una scoperta eccezionale, che ha portato alla luce un meccanismo cruciale delle cellule di tutti i viventi per adattarsi ai livelli di ossigeno presenti nell’ambiente, scoperta premiata con il Nobel per la Medicina a Kaelin, Ratcliffe e Semenza è stato confermato senza alcuna esitazione anche da Stefano Bisso, docente di Anatomia comparata dell’Università Statale di Milano. “Tutti e tre avevano ricevuto premi prestigiosi da tempo e il Nobel era atteso: il loro lavoro è stato sicuramente eccezionale”, ha rilevato Biffo. Semenza e Kelin hanno studiato in particolare i meccanismi molecolari con i quali le cellule tumorali percepiscono l’ossigeno, mentre Ratcliffe si è interessato maggiormente a studiare il fenomeno sull’intero organismo. Secondo l’esperto comprendere i meccanismi che regolano la risposta delle cellule alla mancanza di ossigeno “è particolarmente importante nelle cellule tumorali, che devono rispondere alla mancanza di ossigeno adattando il loro metabolismo”. Più in generale, “è eccezionale capire come le cellule reagiscono alla mancanza di ossigeno adattando un programma metabolico che permette loro di vivere meglio”. E’ stata premiata una scoperta molto importante anche secondo Alessandro Giuffré, dell’Istituto di Biologia e patologia molecolari del Consiglio nazionale delle Ricerche (Ibpm-Cnr). Si tratta di una chiave di volta che permette oggi di chiarire un meccanismo di adattamento delle cellule all’ipossia. E’ una condizione che riguarda la fisiologia, ma anche molte malattie. Ci sono patologie, infatti, nelle quali, come accade nei tumori, le cellule si adattano alla ridotta disponibilità di ossigeno, diventando anche più resistenti alle terapie e in grado di diffondersi facilmente, generando metastasi.

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