Premi all’innovazione digitale che migliora la vita dei pazienti

Anche le tecnologie digitali possono essere più umane se pensate e realizzate per migliorare la vita e la salute delle persone. E’ con questa peculiarità che sono stati scelti i progetti finalisti della seconda edizione del Patients’ Digital Health Awards promosso dalla Digital Health Academy in collaborazione con più di 43 Associazioni di Pazienti ed il supporto incondizionato di Fondazione MSD.

Il riconoscimento, esempio unico in Italia e in Europa, ha l’obiettivo di premiare l’ideazione e la realizzazione di progetti di salute digitale che, nell’ottica dei pazienti, possono concorrere a migliorare la qualità di vita di chi vive la malattia in prima persona e dei caregiver e facilitare l’iter assistenziale.

Claudia Rutigliano, coordinatrice scientifica della Fondazione Msd.

“Questo premio per Fondazione Msd è un fiore all’occhiello perché coinvolge associazioni di pazienti dall’inizio alla fine di tutto il processo e le associazioni di pazienti sono le reali protagoniste perché hanno concorso alla redazione del bando, hanno fatto lo scouting delle proposte che sono arrivate e premiamo quelle che lo ritengono essere per loro, delle innovazioni, a reale valore aggiunto per il paziente. L’unicità sta proprio nell’aspetto umano di questo premio. Esistono tanti premi, tutti di grande rispetto, ma le giurie non hanno mai la caratteristica che ha questo premio di essere composta solo da associazioni di pazienti e da due esperti di tecnologia digitale”.

Nel corso dell’evento è stata presentata anche un’indagine condotta tra le associazioni dei pazienti per capire quanto possa essere umana la tecnologia.

Cristina Cenci, vicepresidente della Digital Health Academy.

“Questa survey ha coinvolto le 43 associazioni di pazienti del premio e hanno risposto più di 900 persone ed è uscito un manifesto di umanesimo digitale. La maggioranza di questi pazienti ha risposto che negli ultimi dieci anni le tecnologie digitali hanno migliorato la loro vita e si aspettano un ulteriore miglioramento nei prossimi dieci anni. Solo il 2% ha detto che non ha migliorato nulla, che è un dato incredibile considerando la fatica di convivere con una malattia”.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata