In un gene che protegge dal diabete di tipo 2 – patologia che sta assumendo dimensioni pandemiche con quasi 400 milioni di pazienti nel mondo – potrebbe celarsi la chiave per lo sviluppo di nuovi farmaci e di nuove strategie preventive contro la malattia. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Nature Genetics, coordinato da scienziati della Università di Helsinki nell’ambito di una folta collaborazione internazionale e diffuso da Ansa Salute. Gli scienziati sono partiti dall’analisi del metabolismo degli zuccheri di individui imparentati tra loro (e quindi simili per stili di vita e corredo genetico), alcuni dei quali, però, presentavano nel proprio Dna una variazione genetica a carico di un gene che serve a produrre una ‘proteina trasportatrice di zinco’, una sorta di veicolo molecolare che trasporta questo importante minerale nel pancreas. I portatori di questa mutazione hanno un basso rischio di ammalarsi di diabete, anche in presenza di stili di vita insalubri e pericolosi per il metabolismo degli zuccheri. Gli esperti hanno visto che i portatori della mutazione sono più efficienti nel rilasciare insulina e quindi nel regolare la quantità di zuccheri nel sangue. In seguito, con studi di laboratorio, gli esperti hanno anche visto che la molecola trasportatrice di zinco di questi individui lavora in modo più efficiente. Infine hanno compreso che lo zinco è un elemento fondamentale sia per potenziare la funzione delle cellule produttrici di insulina (beta-cellule), sia nella trasformazione del precursore dell’ormone (pro-insulina) in ormone attivo. Secondo loro è questa la chiave dell’azione protettiva antidiabete offerta dalla mutazione. “I nostri risultati suggeriscono che questo trasportatore dello zinco sia un ottimo e sicuro bersaglio terapeutico per nuovi farmaci antidiabete – ha riferito in conclusione lo scienziato che ha diretto lo studio, Leif Groop delle Universita’ di Helsinki e Lund.

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