La diffusione rapida dei telefoni vede l’Italia detenere il record mondiale del numero di apparecchi pro-capite. Mentre sono recentemente stati diffusi i dati di ricerche che dimostrano la correlazione tra esposizioni alle onde delle vecchie tecnologie e l’insorgenza di tumori, confermate da una sentenza  della Corte d’Appello di Torino, torna con urgenza il possibile rischio associato all’introduzione della nuova tecnologia 5G, ulteriore fonte di esposizione della popolazione e dell’ambiente rispetto al clima elettromagnetico attualmente esistente. Infatti, la messa in opera di milioni di nuove stazioni radio base, di decine di migliaia di nuovi satelliti e di centinaia di miliardi di oggetti trasmittenti (dispositivi cellulari e wireless, elettrodomestici, accessori indossabili, etc.) potrebbe determinare un incremento non quantificabile a priori dell’esposizione umana ed ambientale sia in termini spaziali che temporali. Al fine di trasmettere l’enorme quantità di dati richiesti, la tecnologia 5G farà uso di bande di frequenze molto più alte rispetto a quelle attualmente utilizzate i cui effetti biologici e sanitari sull’uomo sono ancora poco studiati e noti. La penetrazione superficiale di tali onde potrebbe diventare un pericolo per gli occhi e la pelle. Inoltre, esse potrebbero dar luogo ad un aumento dei livelli delle correnti indotte trasportate all’interno del corpo umano. Tale scenario, impone quindi la necessità di scegliere se procedere con l’implementazione senza ostacoli della nuova tecnologia 5G oppure applicare il principio di precauzione che imporrebbe la sospensione di tale implementazione finché studi scientifici indipendenti non accertino in maniera inequivocabile la non-pericolosità di tale tecnologia. I sindaci possono fare molto, a cominciare dall’imporre che non vengano superate i livelli di esposizione ad oggi in vigore nei territori che amministrano.

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