Continuano a calare i numeri dei malati in terapia intensiva in Italia. Un segnale di speranza nell’emergenza coronavirus e un segnale di cambiamento anche nelle cure. Si parla molto di terapie domiciliari per evitare di affollare ospedali e ridurre rischi di contagio. Servirebbe un protocollo nazionale, auspica il prof. Salvatore Spagnolo, cardiochirurgo, già responsabile della cardiochirurgia del Policlinico San Martino di Genova e del Policlinico di Monza e ora dell’Istituto Clinico Ligure di Alta Specialità (Iclas) a Rapallo, tra i primi a sostenere che il Covid-19 va curato dall’inizio con eparina.Da marzo, in base alla sua esperienza, ha intuito che il quadro dei pazienti che arrivano alla fase acuta è molto simile a quello dei pazienti colpiti da embolia polmonare massiva, di cui è tra i massimi esperti. Il virus, in pratica, provoca dei microtrombi. Un’embolia, spiega, non nella parte centrale del torace, delle arterie polmonari, ma periferica. Più pericolosa. I suoi studi, pubblicati anche sulla rivista Usa Journal of Cardiology Research Reviews & Reports hanno trovato conferme nelle autopsie su pazienti deceduti per Covid-19. “Oltre a evitare la formazione dei coaguli è anche un potente antinfiammatorio e sembra che questa eparina abbia la capacità di fissare il virus, di bloccarli”. Naturalmente, però, non per tutti e con prescrizione del medico di famiglia. Di qui anche l’importanza di rilanciare la medicina territoriale. “Il medico di famiglia in questa tragedia gioca un ruolo importantissimo. La cosa corretta è che il paziente va dal medico di famiglia, è lui che in base al peso e alle sue caratteristiche dà il dosaggio giusto, alcuni non possono prendere l’eparina. Infine, per i pazienti molto gravi, Spagnolo suggerisce che potrebbe essere valida la tecnica di inversione della circolazione del sangue nelle arterie polmonari da lui ideata e applicata in cardiochirurgia. “Per i pazienti gravi per cui non c’è speranza con questa inversione della circolazione potremmo magari farlo riprendere, speriamo che la sperimentale ci dia ragione”.

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