Aumentati i pazienti con disturbi del sonno durante la pandemia di Covid-19

Sono aumentati i pazienti con disturbi del sonno durante la pandemia di Covid-19. Il tutto parte durante e dopo il look down, i sintomi sono legati alle difficoltà di mantenere un corretto ritmo sonno-veglia. L’andare a letto più tardi alla sera e l’alzarsi più tardi al mattino hanno stravolto i nostri normali ritmi biologici. Ma non solo: infatti molti si sono concessi sonnellini diurni, anche prolungati, che hanno inevitabilmente creato problemi sulla qualità del sonno notturno.

“Altri fattori hanno avuto un ruolo negativo non solo la diminuzione dell’attività motoria o la ridotta esposizione alla luce naturale, ma anche l’esposizione continua a dispositivi elettronici, allo scopo sia di interazione sociale che di intrattenimento. La stimolazione costante dei centri della veglia e la luce blu prodotta dai ‘device’ elettronici (luce che inibisce il rilascio di melatonina) hanno creato problemi di addormentamento serale.    Inoltre anche la ricerca costante dell’ultima notizia relativa alla pandemia ha aumentato i livelli di ansia. La preoccupazione per il futuro ha contribuito alla deflessione dell’umore. È noto che ansia e depressione giocano un ruolo importante nel favorire i disturbi del sonno” secondo Luigi Ferini Strambi, primario del Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Al San Raffaele di Milano lo staff di Ferini Strambi sta conducendo in questi giorni due importanti ricerche su questo tema. Una è rivolta a indagare le abitudini di sonno negli studenti universitari: sono stati valutati con test e questionari specifici oltre 300 studenti, alcuni dei quali residenti in provincia di Sondrio, e gli esperti hanno evidenziato “uno spostamento in avanti del periodo di sonno di circa un’ora, soprattutto nelle ragazze”.”L’altro studio – aggiunge il primario – è stato invece condotto su personale sanitario coinvolto nella gestione del Covid-19: il sonno è stato valutato con l’attigrafo, indossato per una settimana. Una valutazione preliminare dei risultati indica che una ridotta qualità del sonno emerge soprattutto nei soggetti di età superiore ai 40 anni”. (ANSA).

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