Una campagna per sensibilizzare sull’artrite reumatoide

Una campagna di sensibilizzazione sull’artrite reumatoide, lanciata da Abbvie a livello globale per far conoscere meglio la malattia e soprattutto il concetto di remissione. “Parla più forte della tua AR”, questo il nome della campagna, punta a migliorare il dialogo tra pazienti e medici, nell’ottica di rendere possibile la gestione della malattia per il maggior numero di persone.

“L’artrite reumatoide – ha spiegato ad askanews Luigi Sinigaglia, past president della Società italiana di Reumatologia – è una patologia veramente rilevante, sia dal punto di vista epidemiologico, perché interessa in Italia oggi quasi 400mila persone, sia dal punto di vista di quelle che sono le conseguenze che l’artrite reumatoide può determinare, soprattutto se non viene diagnosticata tempestivamente e non viene curata in maniera adeguata”.

Pur non essendo annora curabile, l’artrite reumatoide oggi può però essere affrontata in maniera significativa, come ci ha spiegato Roberto Gerli, attuale presidente della SIR. “Oggi siamo nella condizione – ha detto il dottore – di poter offrire ai pazienti con artriti croniche, come l’artrite reumatoide, farmaci molto potenti, che hanno completamente cambiato la prognosi per loro, ma si tratta di farmi che vanno inseriti nella fase iniziale della malattia, e questa è una cosa importante, perché iniziando precocemente abbiamo la possibilità di arrestare il processo infiammatorio e quindi impedire un’evoluzione in termini di danno articolare”.

Arrivare insomma al concetto, cruciale, di remissione di questa malattia. Che rappresenta comunque, per chi scopre di esserne affetto, un forte trauma. Silvia Tonolo, presidente dell’Associazione nazionale malati reumatici, che affianca Abbvie nella promozione della campagna: “Apprendere di avere una patologia reumatologica – ci ha detto la presidente ANMAR – vuol dire innescare la paura, la paura del futuro. In secondo luogo il dolore, che è l’argomento principe, anche perché è soggettivo e quindi spesso e volentieri viene sottovalutato dagli interlocutori. Il terzo aspetto è quello della qualità di vita, affettiva, relazionale, ma anche il mondo del lavoro”.

Già perché l’artrite reumatoide si manifesta normalmente tra i 40 e i 60 anni, quando le persone sono nel pieno della vita professionale. Per questo i medici insistono sull’importanza dell’aderenza alla terapia, per poter difendere i risultati ottenuti.

“Sulla remissione – ha aggiunto Luigi Sinigaglia – va detta una cosa fondamentale: è importante acquisire l’obiettivo, ma è altrettanto importante che questa remissione sia mantenuta nel tempo attraverso delle strategie di controllo molto stretto che noi mettiamo in atto con tutti i nostri pazienti”.

“Spesso – gli ha fatto eco Gerli – noi vediamo pazienti anche più giovani che tendono ad abbandonare la terapia, perché stanno bene e non vogliono fare la terapia in cronico”.

Ma abbandonare le terapie, dicono le statistiche, porta alla scomparsa dei benefici ottenuti. E la remissione, in tempi di pandemia da Covid-19, è importante anche in relazione al possibile contagio. “I pazienti che avevano maggiore suscettibilità a contrarre l’infezione da Covid-19 – ha concluso Sinigaglia – erano proprio quelli che non erano in remissione, cioè quelli che avevano una malattia in fase attiva”.

Da qui un ulteriore invito all’aderenza, per poter garantire ai pazienti la possibilità di vivere appieno la propria vita con la malattia in remissione.

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