Oncologi, solo 68% centri ha attivato assistenza domiciliare

“Solo” il 68% dei centri oncologici ospedalieri ha attivato un percorso di assistenza domiciliare oncologica. A rilevarlo è l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), evidenziando come la forbice si allarghi spostandosi lungo la Penisola: al Nord le cure domiciliari sono infatti attivate dal 75% delle strutture rispetto al 58% del Sud. Nel nostro Paese, secondo i dati presentati al convegno nazionale sullo stato dell’Oncologia in Italia e illustrati nel ‘Libro bianco 2020’ di Aiom, sono attive 369 Oncologie: l’83% ha un servizio di supporto psicologico e sono significativi i passi in avanti realizzati nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA), essenziali per garantire un’assistenza multidisciplinare.

Sono stati deliberati dal 93% delle strutture, per un totale di 1.250 documenti: la maggior parte (1.045) copre i tumori della mammella, colon-retto, polmone e prostata, ma sono stati censiti anche 205 documenti sulle altre patologie. Quanto alla ricerca, il 43% delle strutture ha dei coordinatori di ricerca clinica, ma quasi sempre queste figure, pur essenziali per la conduzione delle sperimentazioni cliniche, hanno una posizione lavorativa precaria.

“Il ‘Libro Bianco 2020’ di AIOM rispecchia lo stato dell’Oncologia nel nostro Paese, fornendo un censimento del sistema assistenziale e definendo una costante e intensa collaborazione con le Istituzioni nazionali e regionali”, sottolinea Massimo Di Maio, Segretario AIOM e Direttore Oncologia dell’Ospedale Mauriziano, Università degli Studi di Torino. Un altro dato riguarda infine i gruppi di cure simultanee, attivati solo nel 60% delle oncologie. Anche in questo caso, conclude Di Maio, “si passa dal 67% al Nord al 50% nel Meridione”. (ANSA).

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