Immaginate di leggere un testo, una parola dopo l’altra e ad un certo punto c’è un’interferenza: appaiono dei simboli al posto delle lettere e quindi leggiamo quello che interpretiamo, una parola al posto di un’altra, facendo affidamento alla memoria perché magari assomiglia per lunghezza ma che non ha nulla a che fare con quello che c’è scritto.

E’ questo quello che appare nella mente di un bambino dislessico. I disturbi specifici dell’apprendimento, tra cui si inserisce anche la dislessia, non permettono ad un bambino di avere un rapporto “naturale e automatico” con la lettura, la scrittura e il calcolo.

Molto spesso chi presenta tali disturbi viene erroneamente considerato “intelligente ma non si applica” dal momento che non presenta problemi cognitivi. Semplicemente, per poter leggere deve impegnare al massimo le sue capacità ed energie, con l’ausilio di strategie e strumenti ma nulla gli è precluso. Sono ancora molti gli stereotipi da abbattere che ruotano attorno a questo mondo. La fase di accettazione di una diagnosi di DSA non è facile, né per il bambino né per il genitore.

Ci sono però delle associazioni che vengono loro in aiuto come l’Associazione Italiana Dislessia che ha numerose sedi sul territorio. A Cremona abbiamo conosciuto persone davvero preparate che stanno portando avanti un prezioso servizio di doposcuola.

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