L’ematologia entra in una nuova era: servendosi di algoritmi basati sull’intelligenza artificiale – in grado di analizzare in tempi da record milioni di dati clinici, molecolari e genetici dei pazienti – sarà possibile avere diagnosi e prognosi più precise e riscrivere le modalità con cui il clinico gestisce caso per caso, scegliendo le terapie più adatte in tempi più rapidi, con maggiori chance di guarigione del paziente. È la promessa che arriva dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ematologia, che consentirà di personalizzare la terapia per i tumori del sangue.

Con questo obiettivo nasce il progetto Philadelphia University, organizzato dall’Accademia Nazionale di Medicina (ACCMED), con il contributo non condizionante di Novartis.
    Il progetto si avvale di un board scientifico composto da eccellenze tra cui Francesco Passamonti, Massimo Brecci, Gianantonio Rosti, Giuseppe Saglio e Alessandro Maria Vannucchi, affiancati da esperti come i professori Luca Mainardi e Pietro Cerveri del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano. “Nei tumori del sangue esistono tantissime varianti genetiche diverse e il profilo molecolare della malattia del singolo paziente ha un ruolo cruciale per la diagnosi e la scelta delle terapie – spiegano Passamonti (Università dell’Insubria) e Breccia (Sapienza Università di Roma) – La digitalizzazione dei dati clinici ha prodotto una massa di informazioni senza precedenti che grazie alle applicazioni dell’intelligenza artificiale, possono essere analizzati anche in poche ore, consentendo di scegliere il trattamento migliore e il farmaco utile piuttosto che un altro invece da evitare. Un passo deciso in più verso la medicina di precisione in grado di ottenere risposte sempre maggiori in pazienti meglio definiti”

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