Un episodio gravissimo. Così numerose associazioni animaliste e ambientaliste hanno definito la manifestazione indetta da un gruppo di cacciatori bresciani contro l’Arma dei Carabinieri per protestare soprattutto in merito ai controlli sugli anellini identificativi dei richiami vivi. Un’azione, questa, che mira a fermare un traffico illecito che si calcola valga oltre 15 milioni di euro e vede coinvolte reti criminali italiane ed estere. I cacciatori, con il patrocinio delle maggiori associazioni di categoria, sono scesi in piazza a San Polo dando vita ad un palese attacco alle Forze dell’Ordine. Nel bresciano, l’attività di prevenzione e repressione del bracconaggio ha già portato in queste ultime settimane a decine e decine di denunce per abbattimento di fauna protetta – 10 episodi in due ore, domenica scorsa – e trappolaggio, nella quasi totalità dei casi riconducibili proprio a cacciatori con regolare licenza. La provincia di Brescia, inoltre, è inserita all’interno del Piano di azione nazionale contro il bracconaggio come “blackspot”, cioè un’area prioritaria per la lotta alle pratiche illegali.

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