Era il 2001 quando la situazione del grave inquinamento legato all’attività dell’azienda chimica Caffaro, nel cuore di Brescia, venne a galla. Da allora gli inquinanti, in particolare Pcb e metalli pesanti, hanno continuato ad inquinare i terreni interni ed esterni del sito, contaminando 700 ettari ed estendendosi nella falda per gran parte dei terreni della Bassa.
Ad oggi solo il 2% del terreno contaminato è stato in qualche modo bonificato, mentre mancano interventi seri di messa in sicurezza. Responsabilità e scelte politiche determinano tutt’ora una situazione allarmante che fa del sito uno dei più inquinati d’Italia.
Ripercorriamo la vicenda prospettando le soluzioni possibili con uno storico e ambientalista da sempre testimone di questa buia pagina di Brescia: Marino Ruzzenenti, che recentemente ha pubblicato un libro per spiegare cosa è avvenuto e perché siamo in questa situazione.



