(Cr) Aree protette: le infrastrutture si mangiano il verde

Cremona. Il problema del traffico in certe zone della città è fortissimo: da via Giordano alla tangenziale che si interseca con la Castelleonese, queste arterie stradali sono sommerse dai transiti, soprattutto in certe ore della giornata. Per questo la Gronda Nord, anche se riveduta e corretta e localizzata quasi interamente nel comune di Cremona, progetto ritenuto impattante e utile solo al collegamento con la zona industriale, quindi non vicino all’obiettivo di una mobilità sostenibile, torna di moda, anche se andrebbe ad attraversare pure il Parco del Po e del Morbasco, per cui era già stata bocciata la strada sud, devastando quindi parchi e siti di interesse comunitario, così come la questione del terzo ponte, opera da 360 milioni di euro, che interessa, in questo caso, due regioni e diversi comuni lombardi e piacentini, da Cremona a Castelvetro. Ma queste infrastrutture andrebbero a insediarsi su aree di interesse comunitario che, in realtà, dovrebbero essere protette e tutelate. Scelte che non andrebbero nella direzione della tutela dell’ambiente, anche se l’impatto dovrebbe essere oggetto di valutazione reale e, di conseguenza, della salute, con il carico di inquinamento che porterebbero con sé. I Siti di Interesse Comunitario sono destinati alla tutela di specie selvatiche e dell’habitat e le Zone di Protezione Speciale sono  invece deputate alla tutela degli uccelli. Queste aree, direttamente o indirettamente, verrebbero devastate e andrebbero così perse specie e ambienti naturali che dovrebbero invece rappresentare una ricchezza. Le restituzioni, i recuperi ambientali, infatti, spesso restano tali solo sulla carta.

Claudia Barigozzi