Cremona, ex Inam rischia inutilizzo per molto tempo

Non c’è pace per l’ex Inam di Cremona: prima è stato stralciato dai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza come casa di comunità, la struttura socio-sanitaria che doveva entrare a fare parte del Servizio Sanitario Regionale prevista dalla legge come potenziamento per la presa in carico di pazienti affetti da patologie croniche; poi si è riparlato di un suo eventuale utilizzo perché, all’ospedale cittadino, potrebbe essere conferita la qualifica di Dipartimento d’Emergenza e Accettazione di II livello (puo’ comprendere una o piu’ delle unita’ operative specialistiche integrative di: chirurgia vascolare, cardiochirurgia, chirurgia toracica che deve garantire il servizio di endoscopia toracica, chirurgia pediatrica, neurochirurgia, altre chirurgie specialistiche), quella già data a Mantova, perché l’approvazione del Piano di Organizzazione Aziendale Strategico (POAS) dell’Asst di Cremona pone le basi per ottenerla, indipendentemente dalle tempistiche di realizzazione del nuovo ospedale. Però, vista l’incertezza della cosa, gli addetti ai lavori si sono recentemente ritrovati per parlare del suo costoso futuro. Dunque, con tutte le problematiche che affliggono la sanità territoriale, esasperate dagli eventi degli ultimi due anni e mezzo, ancora una volta sono i cittadini a subirne le conseguenze, perché ora non avranno più riferimenti se non il pronto soccorso. La medicina territoriale, tanto provata negli ultimi due anni e mezzo, andrebbe dunque non solo potenziata, ma ricostruita.