Il professionista cremasco Renato Crotti, ex uomo di spicco della Fondazione Arvedi Buschini di Cremona, arrestato lo scorso ottobre per prostituzione minorile e possesso di materiale pedopornografico, è stato condannato a 5 anni e 6 mesi. L’imputato è stato processato con il rito abbreviato: l’udienza si è svolta ieri davanti al gup di Brescia Angela Corvi. Tutte le parti civili che si erano costituite in udienza sono già state risarcite e sono quindi uscite dal procedimento.Le accuse nei confronti di Crotti erano state formulate a partire da un’indagine relativa alla sottrazione di fondi alla Onlus “Uniti per la Provincia di Cremona”, realtà nata per raccogliere fondi destinati alla lotta al Coronavirus e che aveva visto lo stesso Crotti, allora gestore “di fatto” dell’ente, accusato di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita, alla truffa e all’autoriciclaggio. L’associazione benefica aveva organizzato una raccolta fondi lanciata da dodici associazioni di categoria a favore degli ospedali di Cremona, Crema e Casalmaggiore. Un’iniziativa che aveva raccolto circa 4 milioni di euro durante la prima ondata della pandemia. Crotti aveva dei complici, il pizzighettonese Cristiano Bozzoli, titolare di una ditta che commercializzava stufe a pellet e caldaie, e il cremonese Attilio Mazzetti, che gestiva bar e discoteche. Insieme avevano sottratto oltre 250mila euro dal totale. La maggior parte, secondo le indagini, sarebbe sparita in seguito ad azioni irregolari: 209mila euro sono stati versati ad aziende che hanno fatturato prodotti non forniti, tra cui 18.300 versati da Uniti a Cristiano Bozzoli per la fornitura di 750 pasti caldi mai consegnati e più di 70mila euro sarebbero strati spesi per delle sanificazioni mai effettuate. Infine, vi era stato il coinvolgimento del sacerdote don Alberto Mangilli. La Guardia di finanza intercettò una telefonata in cui Crotti chiese al sacerdote una copertura per testimoniare sui pasti fintamente forniti a Bozzoli e quest’ultimo accettò. I reati di prostituzione minorile erano poi emersi grazie alle indagini dei finanzieri ed avevano portato al sequestro di dispositivi elettronici e ad approfondimenti che portarono alla luce una fitta rete di contatti del professionista con una molteplicità di persone e con dei ragazzi maschi minorenni. Il giornalista cremasco, secondo l’accusa, pagava ragazzi di 15 e 16 anni in cambio di video e foto hard e per incontri sessuali che si svolgevano in mezzo ai campi, nei parcheggi e in un garage.


