Crema. Sono tante, troppe le domande che, per il papà di Mauro Pamiro, non hanno risposta: a partire dalla posizione del corpo, che è stato trovato supino con le ferite dalla stessa parte; la posizione della testa e i dubbi sulla lesione sulla fronte del professore d’informatica trovato senza vita la mattina del 29 giugno 2020 in un cantiere edile in via Don Mazzolari a Crema, oltre alla presenza di segni particolari di una rete sul braccio destro di cui non ci sarebbe traccia nel cantiere. Per questo ora, i genitori, con i legali Antonino Andronico e Gian Luigi Tizzoni, valuteranno come procedere alla nuova richiesta di archiviare nuovamente il caso da parte del sostituto procuratore della Repubblica Davide Rocco.  Gli ultimi accertamenti non avrebbero fatto emergere nuovi elementi: nel corso delle verifiche sulla macchina di Pamiro e nella casa del professore e della moglie Debora Stella, indagata come atto dovuto per omicidio e assistita dall’avvocato Mario Palmieri, effettuati lo scorso luglio, non era stato trovato nulla. Secondo la Procura, dunque, la notte tra il sabato e la domenica, Pamiro si sarebbe incamminato verso il cantiere, ripreso da una telecamera, si sarebbe arrampicato fino al tetto della palazzina in costruzione, avrebbe preso la rincorsa e si sarebbe lanciato nel vuoto. L’autopsia ha stabilito che le lesioni interne erano compatibili con una precipitazione dall’alto. Ora dunque, famiglia e legali avranno un mese di tempo per decidere il da farsi, per cercare di dare risposte alla famiglia su quanto avvenuto.

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