CREMONA: IL PRESIDENTE DEL CONSORZIO AGRARIO PAOLO VOLTINI CONDANNATO A 4 ANNI E 6 MESI

Paolo Voltini, presidente del Consorzio Agrario, di Coldiretti Cremona e Coldiretti Lombardia è stato condannato dalla Corte d’Appello di Brescia a 4 anni e 6 mesi di reclusione, per estorsione aggravata nei confronti di due dipendenti a lui «sgraditi», perché assunti dalla precedente gestione del Consorzio Agrario. Nel 2015 dipendenti erano stati costretti a firmare le proprie dimissioni in una stanza, senza la possibilità di uscire e di fare una telefonata, ed erano stati minacciati pesantemente riguardo alla loro carriera. La Corte d’Appello ha confermato la condanna per Voltini a risarcire con 20 mila euro (una provvisionale immediatamente esecutiva) i danni a Paolo Ferrari e a Ersilio Colombo, all’epoca dei fatti l’uno responsabile, l’altro venditore della divisione macchine, parti civili nel processo con gli avvocati Luca Vinciguerra e Luigi Lupinacci. I giudici hanno confermato la condanna per Tullo Soregaroli, uomo di Coldiretti, consulente del Consorzio, ridotta a 2 anni e 4 mesi di reclusione rispetto ai 3 anni e 4 mesi presi in primo grado, in relazione al caso Colombo.

Nello specifico, Voltini aveva minacciato di trascinare in tribunale i due dipendenti per aver causato un «generico» buco di 800 mila euro alle casse del Consorzio. La difesa si era aggrappata ai conti non in ordine del settore macchine emersi da un’indagine commissionata nel maggio del 2015 alla Reviprof spa, società di revisione che nel report consegnato il 12 giugno successivo, rilevò una perdita costante di circa 1 milione di euro all’anno, dal 2011 al 2014. Da qui, la tesi sostenuta dalla difesa, ma respinta già dal gup, della «sussistenza dei presupposti per un licenziamento per giusta causa di Ferrari e Colombo». I due dipendenti del Consorzio erano stati assunti nel 2013 «quando il settore — aveva osservato il gup — versava già in questa situazione di perdita costante e cronica», dunque «preesistente, proprio perché strutturale». Una crisi del settore in un mercato molto concorrenziale. Inoltre, grazie ad una «nuova strategia di gestione, Ferrari portò ad un rilevante incremento del fatturato, passato da 10 a 20 milioni di euro nel 2014. Secondo l’accusa, non potendo licenziarli per giusta causa, Voltini agì con le minacce.