Post-sisma, infiltrazioni mafiose nel Mantovano: 10 arresti

Mantova. L’inchiesta Sisma nasce da un esposto trasmesso dalla “Struttura commissariale per l’emergenza e la ricostruzione di territori lombardi colpiti dagli eventi sismici del 2012”, istituita dalla Regione Lombardia, nel quale erano contenute le lamentele di un imprenditore per i comportamenti di un libero professionista. E’ proprio quest’ultima la figura centrale dell’operazione dei carabinieri di Mantova, coordinati dalla Dda di Brescia: un 36enne, nipote di uno storico boss cutrese, che si occupò dei contributi regionali per la ricostruzione e la ristrutturazione di immobili danneggiati dal terremoto, che avrebbe agevolato la cosca ‘ndranghetista Dragone pilotando i fondi presso i comuni mantovani compresi nel cosiddetto “cratere sismico”: Poggio Rusco, Borgo Mantovano, Magnacavallo, Sermide e Felonica. Le dieci persone coinvolte e arrestate, architetti, ingegneri, imprenditori e operatori del sistema bancario, sono accusate di concussione, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e intestazione fittizia di società, con l’aggravante delle finalità mafiose. A loro carico è stato disposto anche il sequestro delle società intestate e di beni per un valore di circa due milioni di euro.  Decine, poi, le perquisizioni in abitazioni e studi tecnici. L’operazione dell’Arma è scattata nella notte tra Lombardia, Emilia Romagna, Calabria e Veneto. Per ottenere più fondi o per dare un’ingiusta precedenza alla pratica, i professionisti pagavano al nipote del boss delle somme pari a circa il 3% del contributo elargito. In questo modo, le pratiche avrebbero avuto una corsia preferenziale. Inoltre, in un caso, un progetto che avrebbe dovuto ottenere un finanziamento di poco inferiore ai 600mila euro ha ricevuto un contributo di oltre 900mila.