Il ponte di Spino d’Adda e della Tangenzialina di Campagnola Cremasca rischiano
seriamente di rimanere sulla carta per ancora molti anni.
Pochi giorni fa è infatti arrivata la notizia dalla Provincia di Cremona che i costi di
realizzazione per il raddoppio del ponte sul fiume Adda sono quasi raddoppiati, passando
dai 21 milioni, che erano già stati stanziati nel 2018, a 39 milioni.
Una vera e propria doccia fredda. Diciotto milioni in più, causato dal rincaro delle materie
prime e dell’acciaio, che ad oggi non ci sono nelle casse e che se non verranno coperti da
ulteriori finanziamenti regionali o governativi renderanno impossibile il completamento
dell’opera con buona pace dei pendolari cremaschi che si recano a Milano e che da anni
attendono il completamento del raddoppio.
Per quanto riguarda invece la tangenzialina di Campagnola Cremasca, che dovrebbe
consentire un collegamento diretto tra la zona industriale a nord di Crema e la SP80 della
Melotta, non sembra esserci via d’uscita allo stallo raggiunto tra ente provinciale ed i
sindaci dei comuni interessati dal tracciato che hanno sollevato legittime preoccupazioni.
Un cavalcavia alto sei metri ed incompatibile con l’area rurale, il rischio di isolamento delle
attività commerciali di Campagnola e l’eccessivo consumo di suolo, la deturpazione del
paesaggio, e l’impatto sull’habitat faunistico, i principali nodi che difficilmente verranno
sciolti.
Per l’opera, Regione Lombardia nel 2021 aveva stanziato e messo a disposizione della
Provincia di Cremona sette milioni di euro, ma senza un progetto condiviso i fondi
torneranno nella disponibilità dell’ente regionale che avrà la facoltà di poterli riallocare su
altre opere anche al di fuori dei confini cremonesi. Per questo motivo, per non perdere
questi fondi, Crema ha dato la sua disponibilità ad un progetto alternativo sempre a
servizio dell’area industriale dell’ex Olivetti, ovvero il completamento della gronda nord con
la realizzazione di un ponte sopra il canale Vacchelli e il centro natatorio per collegare
l’area a via Milano e quindi direttamente alla Paullese. I sette milioni regionali non
basteranno, ma il comune di Crema sembra disposto ad intervenire con risorse proprie. La
decisione spetta a Regione, è c’è chi vocifera che tra le ipotesi di riallocazione dei fondi c’è
chi sta pensando di dirottare i 7 milioni per coprire parzialmente l’aumento dei costi del
ponte di Spino d’Adda, o su altre priorità territoriali. La discussione è appena iniziata e
scalda gli enti e le associazioni di categoria, ma i tempi sono stretti, e più trascorrono i
mesi più è alto il rischio di un ulteriore aumento di prezzi, come quello di perdere i
finanziamenti.



