Inquinamento, Cremona la peggiore in regione

Cremona. I dati delle rilevazioni Arpa Lombardia dei livelli di PM 2.5 del primo trimestre del 2023 sono impietosi e collocano, per l’ennesima volta, Cremona in testa alla classifica delle province lombarde più inquinate. Durante i primi 90 giorni dell’anno sono ben 50 i giorni durante i quali sono stati superati i 25 microgrammi di concentrazione di particolato per metro cubo, indicati dalla legge italiana come soglia massima di media annuale. A seguire Brescia, con 45 giorni di sforamento e Mantova con 41. Rispetto ai parametri suggeriti dall’OMS, che fissano la soglia di tutela a 5 microgrammi, i superamenti registrati a Cremona sono 76, ovvero quasi il 90% dei giorni sono stati considerati malsani. Numeri preoccupanti, in quanto questo tipo di particolato, generato da diverse fonti antropiche come il traffico veicolare, l’industria, il riscaldamento domestico e la zootecnia, è in grado di raggiungere il sangue attraverso il tessuto polmonare e secondo un recentissimo studio dello University College London, vi è una evidente associazione tra esposizione al PM 2.5 e rischio di tumore ai polmoni, con modifiche anche di tipo genetico. Il distretto sanitario di Cremona, nel periodo preso in esame dallo studio epidemiologico cremonese, ha registrato come il 4% dei decessi per cause naturali sia attribuibile a livelli di PM2,5 superiori a 25 μg/m3. In 10 anni sono stati quindi 724 i decessi attribuibili alle polveri sottili, di cui 319 nel solo comune di Cremona. L’esposizione a concentrazioni superiori il valore raccomandato dall’OMS, mostra invece come il 16% dei 1434 decessi per cause naturali sia attribuibile all’inquinamento atmosferico. A balzare all’occhio è il fatto che un capoluogo di 72mila abitanti come quello cremonese preceda sempre, in queste non edificanti classifiche, capoluoghi decisamente più popolosi e con aree metropolitane di milioni di abitanti, e con un numero di caldaie decisamente maggiore, e per questo sarebbe stato quindi fondamentale indagare sulle ricadute emissive delle altre specifiche fonti emissive caratteristiche del territorio di Cremona. Purtroppo, anche il tanto atteso studio epidemiologico cremonese, in assenza di un modello costruito in modo più completo rispetto a quello presentato nelle scorse settimane e che ha modificato gli obiettivi precedentemente dichiarati, non sarà in grado di valutare il differenziale di mortalità e quindi i casi prevenibili per ogni fonte emissiva: infatti ai soggetti in studio viene attribuita solo l’esposizione cumulativa e non specifica delle fonti inquinanti e industriali. Anche questo primo trimestre del 2023 ha restituito quindi dati preoccupanti e che dovrebbero far riflettere le istituzioni coinvolte nelle fase autorizzative di nuovi impianti soprattutto se si pensa che in tutta la provincia di Cremona insistono 45 aziende industriali/rifiuto e 148 aziende zootecniche soggette ad Aia, aziende con attività a rischio inquinamento, e quasi 200 impianti di biogas.

Marco Degli Angeli